- IDI - MESSAGGIO PER NATALE E PER L'ANNO NUOVO
- LA RISCOPERTA DEL ROSARIO
- LETTERA DEL PROMOTORE GENERALE DEL ROSARIO
- IL ROSARIO CRESCE ANCHE NEL MONDO SECOLARIZZATO
- JEAN-LOUIS BRUGUÈS OP
- VISITA FRATERNA ALLA PROVINCIA DI SANT'ALBERTO IN GERMANIA DEL SUD E AUSTRIA
- NOTIFICAZIONE
- GLI 800 ANNI IN TRE REPORTAGE DI TVE (TELEVISIONE SPAGNOLA)
- NUOVO PRIORE PROVINCIALE IN ECUADOR
- 2007 A CALERUEGA
- NOMINE DAL VATICANO
- INCONTRO DELLA COMMISSSIONE INTERNAZIONALE MONACHE
- ALLA LUCE DELLA TESTIMONIANZA DEI NOSTRI FRATELLI
- IL PROSSIMO CAPITOLO GENERALE DELL'ORDINE
- CRONACA DELL'INCONTRO DEI REGGENTI E MODERATORI DELL'AMERICA LATINA
- VITA DELL'USMID
- CELEBRAZIONI PER IL 750° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI SAN GIACINTO
- GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ 2008
- NUOVO PROVINCIALE DI ARGENTINA
- LA CAUSA DI CANONIZZAZIONE DI GIORGIO LA PIRA
- DALLE LETTERE CHE RICEVIAMO
IDI – MESSAGGIO PER NATALE E PER L’ANNO NUOVO
Carissimi fratelli e sorelle:
Terminando l’anno 2007 e sperando di poter riposare dopo Natale, non posso evitare di guardare indietro, come colui che desidera fare un bilancio del vissuto, per ricordare qualche fatto – in particolare quelli legati alla vita e missione dell’Ordine – ringraziare Dio e trovare ragioni per continuare a camminare, credere, sperare, amare, venerare l’Emmanuele, il Verbo che si è fatto carne.
Oltre ai periodi trascorsi nella cara comunità di Santa Sabina, sempre tanto ricchi di fraternità ma anche di lavoro intenso, la memoria del cuore va in modo speciale alle numerose visite a conventi e province realizzate durante l’anno.
Carcando di fare una breve sintesi penso alle visite – in Roma – alle nostre comunità dell’Angelicum, il Convitto San Tommaso e il Convento di Santa Maria Maggiore. Al di fuori dell’Urbe ho anche visitato le Province Betica, delle Filippine, Croazia, Austria – Germania meridionale.
In mezzo all’intensa agenda – vivendo quest’anno Giubilare – ho voluto incontrare durante i diversi viaggi la maggior quantità possibile di monasteri. A ciò si aggiungono incontri con diverse Congregazioni di Suore, Fraternità laicali, gruppi di giovani. L’Ordine nella sua bella policromia sinfonica!
A questo proposito desidero mettere in evidenza importanti riunioni dei diversi rami della Famiglia Domenicana ai quali ho potuto partecipare in molte maniere diverse: due giorni di ritiro predicati da fra Timothy Radcliffe e sr. Gabriela Zengarini alle suore di CODALC e ai frati di CIDALC seguiti dall’Assemblea di CIDALC (a fine gennaio – inizio febbraio a Lima, Perù); il «Congresso Internazionale delle Fraternità Laicali dell’Ordine» (18-24 marzo a Pilar, Argentina); la «Riunione Interfederale» delle Federazioni delle nostre contemplative in Spagna (26-28 marzo, a Cale-ruega, Spagna) e l’Assemblea di Dominican Sisters International» (inizi di maggio a Roma). Quanta ricchezza in ognuno di questi incontri!
Infine ricordo il nostro Capitolo Generale dei Priori Provinciali (dal 18 di luglio all’8 di agosto a Bogotá, Colombia). Alla gioia e speranza dell’Ordine manifestatesi da parte dei capitolari, degli invitati e dalla Famiglia Domenicana colombiana si è aggiunto il dolore per la morte del nostro fratello (+) fra Dominique Renouard. Ringrazio Dio e san Domenico per averci donato questo «servo buono e fedele». Le celebrazioni a Bogotá, il suo funerale a Lione e la sepoltura a L’Arbresle sono stati segni eloquenti della presenza del Risorto e di san Domenico tra di noi.
Vi scrivo questo messaggio di Natale e Anno Nuovo nella festa della Madonna di Guadalupe, da Caracas (Venezuela) dove mi trovo a visitare le nostre comunità (che appartengono una al Vicariato Regionale della Provincia del Rosario e le altre al Vicariato Regionale della Provincia Betica). Quando leggerete questo saluto sarò già arrivato a Cuba, per incontrare i nostri fratelli e sorelle che vivono e lavorano in questa bella isola dei Caraibi.
Non pretendo di continuare a condividere con voi le pagine del calendario o dell’agenda. Però è vero che nella nostra vita Dio costruisce la Storia della Salvezza contando su di noi. L’Ordine dei Predicatori si manifesta nel suo ricco dinamismo, attraverso le sue gioie e speranze, tristezze e angustie, il desiderio di essere fedeli all’ispirazione di san Domenico.
Nella Relatio al Capitolo Generale – con l’aiuto del Consiglio Generalizio – ho voluto in un certo modo presentare ai miei fratelli alcuni aspetti della vita e missione dell’Ordine. Gli Atti del Capitolo esprimono – almeno dal punto di vista dei frati – le sfide che ci troviamo davanti... Confido nella lettura profonda e nell’ulteriore riflessione personale e comunitaria di questi testi. Spero anche – con l’impegno di tutti – la messa in pratica delle decisioni capitolari.
In questo clima di attesa e gioia propri dell’Avvento e di Natale, guardo con gratitudine i nostri fratelli e sorelle dell’Ordine e intendo – a partire da un dialogo condiviso – indovinare alcuni dei loro interrogativi più profondi.
I giovani in generale vivono certamente la tappa che potremmo indicare come la ricerca dell’identità. Questa ricerca si esprime fondamentalmente in una domanda: «Chi sono?». Da qui scaturisce l’interesse di scoprire, definire e cercare di descrivere con la maggiore precisione possibile il «domenicano» nelle sue più diverse espressioni. Lo fanno come chi si sta appropriando a poco a poco di un abito nuovo, interiore, di un nuovo «modo di essere». Per questo i giovani sono esigenti. E’ vero che a volte i loro desideri possono essere smisurati o anche irreali e forse corrono il rischio di cadere in un certo narcisismo, però le loro domande, le loro richieste chiedono ai loro fratelli «maggiori» risposte adeguate a ciò che noi stessi insegnamo loro.
Passati gli anni compaiono nuovi aspetti da mettere in discussione. Forse ci dedichiamo troppo e senza riserve alla predicazione, mediante diverse forme di impegno. Però non valutiamo quanto possa costare questo tipo di scelta. A volte questo impegno arriva fino alla perdita di se stessi. La domanda più scottante pare allora toccare l’area della nostra intimità: «Con chi voglio vivere?». Questo bisogno di presenza e di impegno tanto importante e cruciale, se non produce radici profonde, potrebbe provocare soltanto isolamento, resistenza, critica, un po’ di cinismo e includere un certo egoismo (finché arriviamo a crederci indispensabili).
Come discepoli di san Domenico i nostri fratelli e sorelle maggiori possono molte volte guardare al futuro con un certo timore. Non è necessario essere sposati perché il desiderio di essere fecondi – la fecondità – produca dal più profondo del cuore una domanda vitale: «A chi lascio/lasciamo tutto questo?» (ciò che con non poco sacrificio abbiamo saputo realizzare), «a chi affido la mia vita?» (chi erediterà tutto questo?). Molti fratelli e sorelle nelle visite mi raccontano la loro storia, riportano alla memoria tempi di noviziati numerosi, di lavoro apostolico intenso e senza riserve, di opere e istituzioni impressionanti. La scarsità di vocazioni in alcuni luoghi, o anche il vedere che i giovani trovano o percorrono altre strade (laddove ci sono vocazioni) provoca seri e profondi interrogativi. Il desiderio di essere fecondi può trasformarsi in alienazione, rabbia, acredine, sterilità.
Il Vangelo non è una mera collezione di risposte di un Saggio alle domande dei suoi discepoli. A volte – al contrario – troviamo sulle labbra di Gesù, unico e vero Maestro, domande sconcertanti... che esigono da noi una risposta vitale o di vita.
Alcune toccano o presentano le stesse questioni che molto sinteticamente ho voluto descrivere più sopra: la questione dell’identità (chi siamo?); la domanda riguardo l’intimità (con chi vogliamo vivere?); l’interrogativo sul futuro di tutto ciò che abbiamo saputo costruire (a chi consegnamo la nostra vita?).
Così, a Cesarea di Filippo, Gesù domanda agli apostoli «Voi, chi dite che io sia?» (Matteo 16, 15). Un dubbio esistenziale che ha bisogno dell’appoggio e sostegno dei suoi per scoprire la propria identità? Sappiamo che non si tratta di questo. Senza dubbio, la risposta di Pietro: «Tu sei il Messia, il Figlio del Dio vivo» (Matteo 16, 16) davvero sostiene la nostra propria e più profonda identità... identità che si edifica sopra la fede.
Alla fine del discoso del pane della vita nella sinagoga di Cafarnao, molti dei suoi discepoli si allontanarono e smisero di seguirlo. Gesù allora chiese ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Di nuovo Pietro rispose: «Signore da chi andremo? Tu hai parole di Vita eterna» (Giovanni 6, 67-68). Quando la grande domanda che manifesta il desiderio più profondo di intimità appare... è lo stesso Maestro che – con questa stessa domanda – ci aiuta a rispondere a partire dalla nostra speranza.
Sulle rive del mare di Tiberiade, lì dove anni prima il Signore aveva chiamato qualcuno dei suoi, il Risorto chiede tre volte a Simone figlio di Giovanni, il pescatore... «Mi ami più di costoro?(…) mi ami?(…) mi vuoi bene?» (Giovanni 21, 15, 16 e 17). Le risposte successive non si fanno aspettare. L’ultima senza dubbio provoca una risposta rattristata, sì, però di abbandono totale, che si appoggia soltanto sul Maestro: «Tu sai tutto, tu sai che ti amo» (Giovanni 21, 17). E’ la domanda la cui risposta tocca la radice stessa di ogni fecondità umana, l’amore.
Gesù non pareva rispondere direttamente con le formule morali che desidereremmo alle questioni più profonde di ogni età della vita... Senza dubbio lo fa attraverso altre domande che non pretendono niente, ma fanno affiorare una risposta più profonda e personale, vitale.
Dico «personale» non solo per riferirmi alla persona di ciascuno di noi (dato che toccano la nostra stessa identità, intimità e fecondità) ma anche perché le tre risposte rimandano direttamente alla persona di Gesù e «contengono» o sono impregnate della sua presenza (non semplicemente di un insieme di verità o di ragioni).
L’inizio dell’Avvento è giunto con un nuovo messaggio di Benedetto XVI. Una rinnovata risposta di Pietro, attraverso il suo successore: l’Enciclica Spe Salvi. In essa si trovano nuovamente gli interrogativi più profondi e il desiderio di rispondere riguardo la garanzia – sostanza – dei beni che si attendono, la piena certezza delle realtà che non si vedono. «Perché» e «per chi» speriamo (cf. Ebrei 11, 1).
Non conta l’età, il periodo della vita o gli interrogativi che sorgono dal profondo del cuore di ciascuno di noi. Nel tempo di Avvento e Natale siamo invitati ad alzare la testa e a guardare avanti...
Fratelli e sorelle mie in san Domenico! Poiché «tutti siamo fratelli»! (Cf. Matteo 23, 8). Alle domande riguardo la nostra vera identità, il nostro desiderio più profondo di intimità e desiderio di essere fecondi lungo il tempo, non troviamo altre risposte che pronunciando il nome di Gesù (Filippesi 2, 10)… il nome che Giuseppe diede a suo figlio, secondo le parole dell’Angelo (Matteo 1, 24).
Gesù – soggetto e oggetto della nostra predicazione – ci invita dalla povertà del presepio e dall’umiltà della casa di Nazaret; dalla salita a Gerusalemme e dalla croce; risorto sulle rive del mare e sul monte dell’Ascensione; infine dal Cenacolo, pieno dell’effusione del suo Spirito, alla nostra triplice confessione di Fede (Tu sei il Cristo), di Speranza (Tu solo hai parole di vita eterna) e di Amore (Sai che ti amo).
Allora come Domenico saremo confermati da Pietro e Paolo nella nostra vocazione apostolica con la Parola e il bastone del pellegrino e con un mandato ben preciso: «Va’ e predica».
Vi auguro un felice Natale e un anno 2008 pieno di cose vere, buone, belle, cose di Dio!
Fraternamente in Maria di Guadalupe «Madre del bell’amore, del timore, della scienza e della santa speranza» (Eclesiastico 34, 18; dalla liturgia della festa di Guadalupe)
Fra Carlos A. Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine
Nel Convento fra Bartolomé de las Casas, Los Magallanes de Catia, Caracas, 12 dicembre, 2007
ORIGINALE: SPAGNOLO
FR. CARLOS AZPIROZ COSTA MAESTRO DELL’ORDINE, DESIDERA RINGRAZIARE TUTTI QUEI FRATI E QUELLE SUORE, MEMBRI DELLA FAMIGLIA DOMENICANA, CHE GLI HANNO INVIATO GLI AUGURI DI NATALE E DI BUON ANNO. E’ DISPIACIUTO DI NON POTER RISPONDERE SINGOLARMENTE A TUTTI I MESSAGGI CHE HA RICEVUTO MA È CERTO DI POTER CONTARE SULLA COMPRENSIONE DI TUTTI, E CHIEDE AD OGNUNO, MONACHE, FRATI, SUORE E LAICI DOMENICANI, DI PREGARE PER LUI. EGLI, A SUA VOLTA, CHIEDE LA BENEDIZIONE DI DIO ATTRAVERSO NOSTRO PADRE DOMENICO PER TUTTI I FRATI E LE SUORE CHE, IN TUTTO IL MONDO, PREDICANO LA PAROLA DEL SIGNORE.
LA RISCOPERTA DEL ROSARIO
COME MEZZO DI CONTEMPLAZIONE E STRUMENTO PER LA PREDICAZIONE PROFETICA
Cari fratelli e sorelle,
Fra pochi giorni, con la festa dell’Epifania, chiuderemo l’anno del giubileo, ringraziando il Signore per ottocento (800) anni di vita concessi alle nostre monache dell’Ordine. E’ stato un anno di molte benedizioni, sia per l’Ordine come per la Chiesa in generale. Ho avuto il grande piacere di osservare le numerose iniziative realizzate dalle nostre monache. Hanno pubblicato libri, scritto inni, iniziato nuove ricerche sulle fondazioni più antiche e la loro preghiera contemplativa è stata e continua a rinnovarsi. In effetti, tutto l’Ordine è giunto ad apprezzare di più il fatto che le monache sono al cuore dell’Ordine e che la base della nostra predicazione non è niente di meno che la contemplazione profonda della nostra fede. Credo che il rinnovamento della vita delle nostre monache sia in relazione diretta con il rinnovamento di tutto l’Ordine.
Mentre questo anno del Giubileo va verso la sua fine, ci proponiamo di inco-minciare una novena di anni che culminerà con il Giubileo del 2016, 800 anni dalla conferma dell’Ordine dei Predicatori da parte del Papa. I capitolari del recente Capitolo Generale di Bogotá hanno chiesto che il tempo tra questi due anni di Giubileo (2006 – 2016) sia consacrato a un serio rinnovamento della nostra vita e missione di predicatori (Capitolo Generale di Bogotá, n. 51). Pertanto, desidero invitare ogni entità dell’Ordine, comunità e individui, a cominciare un lungo processo di rinnovamento attraverso la riflessione, decisione e azione in relazione a tutto ciò che riguarda la nostra vita di predicatori del Vangelo.
Per illuminare questo primo anno propongo che ci impegnamo per la rinnovazione della nostra vita di predicatori attraverso la riscoperta del rosario, come mezzo di contemplazione e strumento per la predicazione profetica. Sebbene il rosario non sia più una ricchezza esclusivamente nostra ma è diventato ormai in diversi modi un contributo domenicano alla vita di tutta la Chiesa, senza dubbio questa forma di preghiera continua ancora a vivere e a prosperare tra di noi. Con questa lettera vi offro una modesta meditazione sul rosario, partendo dai punti di vista della memoria, della riflessione teologica e della pietà popolare.
1. Memoria
Permettetemi di evocare qualcuna delle mie memorie, che spero risveglino anche in voi qualcuna delle vostre. I ricordi sono importanti per forgiare la nostra identità, dare corpo alle nostre idee e per permetterci di vivere e reinterpretare eventi chiave della nostra vita.
Il mio primo ricordo del rosario risale ai miei primi anni alla scuola di Champagnat dei fratelli Maristi a Buenos Aires con il primo rosario che ebbi nelle mie mani. I fratelli ci inculcarono un vero amore a Maria, come madre che ci ama incondizionatamente e che intercede per i suoi amati figli e figlie, la Maria del Vangelo di san Giovanni. Per questo motivo si celebrava il mese di Maria con processioni, rosari e litanie. Già da giovane portavo una decina del rosario nel mio portafoglio. La ripetizione del Padre Nostro, l’Ave Maria e del Gloria permettevano che questa orazione mettesse profonde radici nella mia vita.
Adesso mi piace pregare in questo modo specialmente mentre cammino. Mi ac-compagna per i differenti paesaggi, che siano lungo i viaggi o in città. E’ la «con-templazione ambulante», della quale fra Vincent de Couesnongle ci parlò una volta. Comincia a segnare il ritmo dei miei passi, consentendomi di fermare un mondo sempre in movimento. Mi permette di dare anima, vita e cuore alla città o al luogo per il quale passo, e agli incontri che mi aspettano con le loro gioie e speranze, luci e ombre.
Qualche tempo fa, durante uno dei nostri ritiri, il Consiglio Generalizio meditava sul mistero della morte. Uno dei frati descriveva come i fratelli agonizzanti quasi sempre chiedono il loro rosario, anche se soltanto per stringerlo nella mano. Ricordo che nel film «Batismo de Sangue» (Battesimo di Sangue), che racconta la storia dei nostri fratelli brasiliani torturati negli anni 70 sotto la dittatura dei Medici, fra Tito de Alancar, mentre lo trascinavano fuori dal convento, gridava a suo fratello che andasse a prendergli il suo rosario. Che significato aveva per lui in quel momento spavetoso?
Quali sono i tuoi ricordi del rosario? Che significato hanno per te? Per me? Cosa ci dice a questo riguardo il nostro studio e riflessione teologica?
2. Riflessione Teologica
Io credo che questi ricordi ci parlino della prossimità di Dio. Il mistero dell’Incar-nazione, non comprende solo la nascita del Signore in un passato millenario, ma anche l’incarnazione della grazia, la nascita di Dio, nella nostra vita quotidiana. Gesù vive e il suo Spirito continua a sanarci, insegnarci, perdonarci, consolarci e a sfidarci. Questa non è una vana astrazione, ma piuttosto si fa visibile nelle immagini associate ai misteri del rosario. La coscienza dell’incarnazione si accresce nella misura in cui si permette a queste immagini di entrare nelle vicende della nostra vita quotidiana. E’ così che il rosario è profondamente incarnatore, biblico, Cristocentrico e contemporaneo.
Ovviamente, il rosario è Mariano. Chiariamo cosa significa questa affermazione. In Maria si uniscono il divino e l’umano, la creatura si unisce al Creatore. In Maria riconosciamo la nostra identità e il nostro destino. Vediamo la comunione santa di «Dio-con-noi» e di «Dio-tra-di-noi». Riconosciamo che il nostro Dio è Dio – in quanto con noi – redentore e salvatore, santificatore e glorificatore.
In effetti, Maria è figura centrale nella nostra vita di fede. Mentre la consideriamo figlia del Padre, madre del Figlio e sposa dello Spirito, dobbiamo anche considerarla una credente nella valle delle ombre e come piena di speranza quando si confronta con una situazione disperata. La si può vedere come protettrice delle donne incinte che partoriscono nella povertà, patrona di coloro che emigrano in terre straniere per sopravvivere e come quella che soffre per il figlio arrestato, torturato e assassinato. E non inutilmente, attraverso tutto questo, siamo testimoni del trionfo della fede, della speranza e della carità. Già papa Giovanni Paolo II ci invitava a contemplare il volto di Cristo attraverso gli occhi di Maria.
Cosa potrebbe significare questo per noi? Come Maestro dell’Ordine sono missionario che dà incoraggiamento ai suoi fratelli e sorelle sparsi per il mondo, ascolto le loro storie e le loro realtà. Porto il ricordo dei volti delle famiglie cristiane ferite a morte a Bahawalpure (Pakistan 2001), dei vicini delle nostre suore nei quartieri più poveri di Kinshasa (Congo), i bambini che ci seguivano in Cameroun, la piazza della guerra civile a Campodos (Tibu), Colombia, le famiglie che pescavano sulle loro canoe nei dintorni di Gizo, nelle Isole Salomone o sul fiume Urubamba nelle Amazzonie peruviane. Queste immagini, accompagnate ai misteri del rosario, si convertono nella mia intercessione, unita a quella di Maria, mentre metto le loro ferite ai piedi di Gesù.
Il nostro mondo sembra essere sempre diviso dalle guerre. Nella mia mente appare prima un Iraq raso al suolo dalla guerra, e poi, poco più in là, si trova l’incessante flusso di sangue tra israeliani e palestinesi. Il ventesimo secolo fu segnato dalle guerre e dalla devastazione di tutto il pianeta. In effetti non furono questi i punti fondamentali della devozione di Fatima per la conversione della Russia e non è da allora che si invoca Maria come Regina della Pace? Al tempo stesso, non sottovalutiamo le guerre fratricide che si manifestano dentro le nostre famiglie, comunità e all’interno delle nostre anime e cuori. Non potrebbe il rosario darci la pace? Quest’anno celebriamo anche il 50° anniversario di fra Dominique Pire, nostro confratello belga, che ricevette il premio Nobel per la pace per aver fondato le «isole di pace». Forse la sua ispirazione a riguardo di questo progetto nacque da una riflessione mentre recitava il suo rosario per la pace.
Le parole della preghiera che accompagnano la mia riflessione ci parlano del Regno di Dio, del pane quotidiano, della liberazione dal male, del frutto del ventre, dei peccatori e dell’ora della morte. Il Regno di Dio è giustizia e pace, la volontà di Dio è in disaccordo con l’oppressione, il pane si condivide e il perdono si dona. Il frutto benedetto del ventre materno è sacro. Sì, il rosario – le parole bibliche e la nostra meditazione – ne fanno un’orazione sia profetica che contemplativa, che tanto annuncia quanto denuncia, una preghiera che al tempo stesso consola, trasforma. Le parole di lode alla Trinità ci invitano a vivere in comunità, senza soggiogarci e in apertura e inclinazione verso l’altro. Sì, «la volontà di Dio» si realizzerà e per questo non perdiamo mai la speranza. La nostra predicazione è piena di speranza poiché è «ciò che era fin dal principio, ciò che abbiamo udito, ciò che abbiamo visto con i nostri occhi, ciò che abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia la Parola di vita» (1Giovanni 1). Vivendo in compagnia di Gesù, come fece Maria, ci convertiamo in questo discepolo e apostolo di cui il mondo ha bisogno e che Dio desidera.
3. La Pratica della Pietà Popolare
Dopo il Vaticano II, abbiamo teso a sottovalutare l’importanza della «pietà popolare». Non senza sbagliarci, abbiamo insistito sullo studio biblico e una maggiore partecipazione liturgica. Nel farlo abbiamo anche minimizzato quelle manifestazioni che permettevano una maggiore espressione dei sentimenti religiosi, cioè esposizioni del Santissimo, processioni, pellegrinaggi a santuari, devozione al rosario ecc. Ora, dopo quaranta (40) anni di esperienza costatiamo che la gente, sia gli anziani, sia i giovani, ha bisogno di queste espressioni perché «si ravvivi il carisma di Dio che è in te» (2 Timoteo 1,6).
Questa pietà popolare ancora perdura con fermezza nei santuari mariani attorno al mondo. Quest’anno celebriamo 150 anni di Lourdes (Francia) e 90 di Fatima (Portogallo). Potremmo ricordare anche Guadalupe (Messico), Czestochowa (Polonia), Knock (Irlanda), Chiquinquirá (Colombia), Coromoto (Venezuela), Luján (Argentina), Manaoja (Filippine) e molti altri. Quasi ogni popolo del mondo possiede un santuario nazionale della Vergine, che riunisce in un abbraccio materno i fedeli di ogni regione.
Si notano ancora sulle auto le medaglie di san Cristoforo e il rosario che pendono dagli specchietti retrovisori, così come piccoli altari domestici o statue nei giardini. Abbiamo i rituali dell’imposizione delle ceneri all’inizio della quaresima e i rami all’inizio della settimana santa che ci segnalano i desideri e i sentimenti religiosi del popolo. Questi riti introducono un certo ordine e stabilità, un certo ritmo e dimensione incarnata nelle vite della gente comune, permettendo loro di vivere più profondamente questi eventi religiosi. Potremmo noi, i domenicani, recuperare la pietà popolare che ci caratterizza: il rosario?
In effetti, sono giunto a considerare il rosario come una preghiera stimata universalmente. Sia in Italia come in Ucraina, Messico o Stati Uniti, Filippine o Vietnam, Kenia o Nigeria, il rosario è pregato e amato. Credo che una ragione di questo sia la sua realtà di preghiera tangibile. E’ un oggetto che possiede quasi ogni cattolico. Si dà come regalo. E’ un rituale che si celebra sia in privato, sia in comune. E’ qualcosa che si può toccare, tenere e afferrare nei momenti difficili della nostra vita, è come prendere la mano della stessa Vergine. Il rosario è posto nelle nostre mani nell’ «ora della nostra morte» e nel giorno della nostra sepoltura. Le sue preghiere sono i riassunti della nostra fede, apprenderle è come imparare a parlare, sono il principio di una vita di preghiera e sí, anche la fine della nostra vita di preghiera – «sia fatta la tua volontà» «adesso e nell’ora della nostra morte». Riceviamo un rosario nella nostra gioventù, un rosario al momento della vestizione e un rosario ci accompagna nella nostra sepoltura.
Conclusione
Ho condiviso con voi alcune mie riflessioni, spero che siano tanto semplici quanto profonde; forse sono più che altro una meditazione e riflessione del cuore. Nel Capitolo Generale di Bogotá, è stato mio privilegio nominare fra Louis-Marie Arino Durand della Provincia di Tolosa promotore del rosario. Egli già gestisce un vasto sito-web che potrà esservi utile nel prossimo anno. Dall’altra parte, vi chiedo che cooperiate al suo lavoro rispondendo alla sollecitudine di fra Louis-Marie. Insieme possiamo costruire un sito-web a beneficio della Chiesa intera.
All’inizio di questa novena di nove anni in preparazione alla celebrazione dell’anniversario del 1216, potremmo usare questo prossimo anno, che va dall’Epifania 2008 all’Epifania 2009, come un anno per riscoprire di nuovo il rosario nella nostra vita personale, vita comunitaria e nel rinnovamento della nostra predicazione sia profetica che contemplativa? Potremmo contribuire al futuro della pietà popolare della nostra gente realizzando di nuovo novene del rosario, missioni e processioni ai santuari? Potremmo contemplare il nostro Maestro con gli occhi del discepolo perfetto? Potremmo contemplare il Figlio attraverso gli occhi di sua madre? Potremmo contemplare questo mondo con le sue abissali necessità di trasformazione attraverso il Vangelo? Potremmo giungere a vivere e predicare appassionati, con la creatività di Dio Padre e di Maria, Madre del Figlio amato?
Ringrazio per l’opportunità che ho di condividere con voi le mie riflessioni. Nei prossimi mesi, il Consiglio Generalizio determinerà i distinti passi e temi per i prossimi anni, che dedicheremo al continuo rinnovamento della nostra vita e missione. Chiedo ai provinciali e vicari generali, priore e presidenti delle fraternite laiche, di far circolare questa lettera tra i loro membri.
Durante l’Anno Nuovo, sappiate che sarete molto presenti nella mia mente e nelle mie preghiere, e in cambio, spero di essere presente nelle vostre.
Fratelli e sorelle, percorriamo uniti questo tratto di rinnovamento. Poniamoci in cammino con la fiducia che Domenico riponeva in Maria, Madre di Dio.
Vostro fratello in Domenico,
Fra Carlos Azpiroz Costa, O.P.
Maestro dell’Ordine dei Predicatori
1° Gennaio 2008
Solennità di Maria Madre di Dio
Giornata Mondiale della Pace
ORIGINALE: SPAGNOLO
LETTERA DEL PROMOTORE GENERALE DEL ROSARIO
Gentile Padre Provinciale,
Durante l’ultimo Capitolo generale di Bogotá, è stata annunciata la mia nomina come Promotore Generale del Rosario. Già è ufficiale, dopo la presentazione che il Consiglio Generale dell’Ordine mi ha chiesto il mese scorso.
Già dall’inizio il Maestro dell’Ordine ha deciso che gran parte di questa attività venga realizzata tramite Internet, con la creazione di un sito sul Rosario per tutto l’Ordine. Ora siamo nella fase dell’elaborazione. Perciò mi sono preso la libertà di mandarle questa lettera.
Dobbiamo stabilire una serie di contatti per poter raccogliere tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno per elaborare un data-base per il sito Internet.
Più concretamente, mi servirebbero i seguenti «elementi»:
- ogni contatto (frate, suora, laico) nella sua Provincia che possa aiutare a trovare informazioni... accogliamo ogni persona di buona volontà!
- ogni omelia sul Rosario o su uno dei suoi misteri
- ogni indirizzo di siti sul Rosario che potrebbero apparire nel nostro sito... con tre o quattro linee di presentazione (in almeno una delle lingua ufficiali dell’Ordine!)
- ogni testo o documento interessante sul Rosario.
In una parola, questo sito deve – se Dio vuole! – convertirsi in un punto di riferimento sul Rosario.
La ringrazio molto per tutto ciò che potrà fare, sia nell’ambito del suo incarico, sia a livello personale (qualche volta tenga da parte qualche omelia sul Rosario!).
D’ora in poi rimango a sua completa per qualunque informazione aggiuntiva di cui possa avere bisogno e la affido all’intercessione della Madonna.
Le auguro una felicissima festa dell’Immacolata Concezione!
Fra Louis-Marie ARIÑO-DURAND o.p.
Promotor Generalis pro Rosario
Couvent Saint-Thomas d’Aquin
1, impasse Lacordaire
F-31078 TOULOUSE CEDEX 4
FRANCE
E-mail :
louis-marie.arino@dominicains.com
ORIGINALE: FRANCESE
IL ROSARIO CRESCE ANCHE NEL MONDO SECOLARIZZATO
INTERVISTA DATA DA FRA ENNIO STAID OP A ZENIT.ORG
Nell’Angelus di domenica 7 ottobre, il Santo Padre Benedetto XVI ha chiesto di recitare il Rosario per la pace nelle famiglie e nel mondo, ricordando che «è la consegna che la Madonna ha lasciato anche in diverse sue apparizioni».
«Penso, in particolare, a quella di Fatima avvenuta 90 anni fa – ha precisato il Pontefice –. Ai tre pastorelli Lucia, Giacinta e Francesco, presentandosi come ‘la Madonna del Rosario’, raccomandò con insistenza di recitare il Rosario tutti i giorni, per ottenere la fine della guerra».
Anche se nel mondo moderno a volte non piace il fedele che prega il Rosario e all’interno della stessa Chiesa c’è chi teme l’accusa di devozionismo, sono centinaia di milioni i fedeli che ogni giorno lo recitano.
Per comprendere la realtà di questa preghiera che attraversa in tutte le sue parti la Chiesa cattolica, ZENIT ha intervistato un grande esperto del Rosario, il sacerdote domenicano Ennio Staid.
Padre Staid vive attualmente a Novara, dove ha fondato una fraternità domenicana di presbiteri e di laici – uomini e donne. Scopo della fraternità è far prendere coscienza del fatto che anche i laici sono chiamati ad annunciare il Vangelo, soprattutto in quest’epoca in cui mancano presbiteri.
Alla base della pratica spirituale della fraternità c’è la recita e la diffusione del Rosario.
Il mondo moderno soffre di secolarizzazione, e Maria non sembra sempre troppo amata, ma sono miliardi le Ave Maria e i Rosari recitati ogni giorno nel mondo. Può darci un’idea di quanto è diffusa e di come cresce la recita del Rosario?
Padre Staid: Che il mondo soffra di secolarizzazione è vero, ma è altrettanto vero che esso sente un grande bisogno di trascendenza, di silenzio, di contatto con il divino. Molti cercano di dare delle risposte al perché della vita. Si ha bisogno di sapere da dove si viene, dove si va e che senso ha il vivere.
E nonostante i tanti problemi che affliggono i credenti, credo che ancora molti recitino il Rosario, ma il Rosario non è un punto di partenza nel cammino della fede. Per me è un punto di arrivo. Voglio dire che quando uno riesce davvero a pregare con il Rosario significa che ha già compiuto una buona parte del cammino di fede.
Non so dire se e quanto sia diffuso il Rosario. Come non so dire, come chiede Gesù, se al suo ritorno vi sarà ancora la fede sulla terra. Certo è che se al suo ritorno glorioso vi sarà ancora la fede, allora tra i fedeli vi saranno i devoti di Maria e fruitori di questa splendida e semplice preghiera.
Senza preghiera la fede non esiste, perché significa dare l’assenso della nostra ragione ad un’idea più o meno giusta di Dio. Si filosofeggia più o meno coscientemente su un’entità astratta che non incide sulle nostre giornate, sulla nostra vita. Il Cardinale Newman definì il Rosario «un credo fatto preghiera» e chi prega sa di non parlare a vuoto, di non affidare al vento parole e pensieri, ma è cosciente di essere alla presenza, non tanto di qualcuno, ma di uno che è Unico, Eterno, Tutto.
Una certa cultura moderna, diffusa anche in ambito cattolico, non ama il Rosario, perché lo considera espressione popolare e conservatrice. Cosa pensa in proposito?
Padre Staid: Ogni tanto, qua o là, si sente parlare di un ritorno al devozionismo, si critica il Papa perché, così dicono alcuni, vuole tornare al passato e vuole far risorgere pratiche tradizionali considerate alienanti. Purtroppo fra alcuni cristiani vi è chi ha già pronto un certo numero di etichette fatte, comperate a buon mercato sulle bancarelle d’una teologia di moda che si è messa in vendita prima di verificare se stessa. E le attacca a tutto ciò che non rientra nei propri modelli mentali.
Così il Rosario è spesso bollato per devozionismo o riformismo sconsiderato. A costoro vorrei dire che un cristianesimo senza devozioni non è avallato dall’esperienza di nessun santo, né dall’insegnamento autorevole della Chiesa. Dove si è tentato, e si tenta, questo cristianesimo impopolare, inumano, senza cuore, ha creato solo dei disastri nella fede.
Certo il Rosario non è l’essenza della fede o della vita cristiana, ma esso si rivela ovunque anche oggi come un ausilio importante per proteggere e sviluppare la fede nel cuore del Popolo di Dio. Papa Giovanni XXIII diceva che «il Rosario è un esercizio avvincente, insostituibile di preghiera. Con esso si rende omaggio alla SS. Trinità; si invoca il Padre celeste per impetrarne l’assistenza e i doni; si fa appello alla possente intercessione della Madre di Dio».
«Con il Rosario le mani si congiungono: quelle innocenti dei bambini, quelle tremanti dei vecchi, quelle robuste dei lavoratori: dalle varie parti del mondo s’innalza una vera salmodia, che, in un certo qual modo, può ben stare accanto all’Ufficio Divino recitato dai monaci» (Discorsi e messaggi I, 796).
Può darci un’idea di com’è nata la preghiera del Rosario, come si è diffusa nel mondo e quanto è attuale?
Padre Staid: Se a qualcuno interessa conoscere più dettagliatamente la storia del Rosario mi permetto di rimandarlo a ciò che ho scritto alla voce Rosario del nuovo dizionario di Mariologia delle edizioni Paoline. Comunque il fondamento biblico-teologico di questo ausilio mariano va ricercato nel parallelismo cristologico Adamo-Cristo (I Cor 15,45-47; Rom 5,12-14), che è anche implicitamente parallelismo mariologico. Accanto al nuovo Adamo (Cristo), c’è la nuova Eva (Maria), il nuovo aiuto simile (adiutorium simile sibi - Gen 2,18) all’uomo nuovo.
Maria è immagine della Chiesa e nella nuova creazione la collaboratrice di Gesù Cristo nell’opera della salvezza. Premesso ciò, la devozione al soccorso mariano sorge ben presto nel popolo cristiano, soprattutto quando esso si trova sotto le minacce di gravi pericoli per la fede e la sopravvivenza della Chiesa. Si sviluppano già nel IV secolo il «Sub tuum Praesidium» (sotto la tua protezione) e nel secolo successivo l’inno «Akatistos», che esprimono il ricorso fiducioso del popolo alla Madre di Gesù.
Nel VI secolo San Germano di Costantinopoli parla di una presenza di Maria in mezzo a noi, che si manifesta come potenza e che copre dall’alto i fedeli. Dello stesso periodo è l’invocazione «Auxilium christianorum» (aiuto dei cristiani) che passerà poi nelle litanie lauretane. All’inizio del secondo millennio sorgono l’Ave Maria e i salteri della Vergine, che più tardi si chiameranno Rosario, che si legherà indissolubilmente al mistero dell’ausilio mariano, arma della fede.
Certamente il saluto angelico era conosciuto prima. Esso è contenuto nel Vangelo e costituiva fino al secolo VII l’antifona offertoriale della quarta domenica d’avvento, domenica che aveva una particolare accentuazione mariana. Mi sembra di cogliere in quel periodo la novità della ripetizione devota dell’Ave, analoga alla coeva ripetizione dei Pater, per 150 volte, in contrappunto col salterio davidico.
Questi salteri, dei Pater o delle Ave, erano nei monasteri sostitutivi del salterio biblico per i monaci illetterati. L’Ave Maria era conosciuta e recitata solo nella sua prima parte evangelica contenente il saluto dell’angelo e la benedizione di Elisabetta. Il nome di Gesù e l’Amen finale verranno introdotti solo verso la fine del sec. XV, quando nel 1483 si diffonderà l’uso del recitare il Santa Maria.
La preghiera del Rosario ci fa pensare a Maria. Potrebbe indicarci in sintesi quali sono le chiavi per comprendere il Mistero grande di una donna che è stata fondamentale per l’incarnazione, l’educazione e la realizzazione della storia della salvezza nella persona di Gesù Cristo?
Padre Staid: Comprendere il mistero di Maria significa riuscire a entrare nel mistero della Incarnazione di Dio in Gesù Cristo. Il Credo, con cui i cristiani esprimono il contenuto della fede, recita: «nacque da Maria Vergine».
E’ questa un’affermazione per molti sconcertante, ma il dato rivelato rimane nella sua provocazione. I credenti accettano e credono a un intervento personale di Dio e di conseguenza all’adesione totale di fede operata da parte di Maria. La sua grandezza sta non tanto nel partorire, quanto nell’accettare un piano che la sua ragione non comprende.
Non credo vi siano preghiere o studi che possano far comprendere il Mistero che rimane tale, ma la preghiera insieme alla Madre di Gesù ci fa dire: «Non comprendo ma conservo nel cuore». San Tommaso D’Aquino definisce la fede come «un assenso dato dall’intelligenza alla verità divina sotto la spinta della volontà mossa dalla grazia di Dio».
Nella fede come nella preghiera (qualsiasi preghiera), prima o poi si fa l’esperienza del silenzio di Dio, della sua discrezione. La fede e di conseguenza la preghiera non sono il gettone magico che una volta inserito nel juke-box ci fa sentire la voce di Dio.
Essa ci mette in contatto con l’invisibile. Perché stupirci allora se non lo si vede? La preghiera pone in dialogo con l’Inaccessibile, l’Assoluto; perché allora meravigliarsi se Dio risponde al nostro richiamo come Dio? Imitare Maria significa aver compreso cosa significa pregare e seguire Colui che invita i suoi a «pregare sempre senza stancarci mai». In fondo anche noi siamo chiamati, come Maria, ad accogliere il Figlio di Dio nella fede e, come lei, a ridonarlo.
La devozione popolare per la Vergine Maria, la recita del Rosario, sono pratiche che hanno una grande diffusione tra la gente. Tale pratica, almeno negli ultimi decenni, non sembra però molto diffusa tra il clero e nei giovani. E’ solo un’impressione o la situazione sta cambiando? E in che direzione?
Padre Staid: L’obiezione che si fa al Rosario è sempre la stessa: «Non è meglio lavorare un’ora per il fratello bisognoso che dire una sfilza di Ave Maria?». Tra l’altro il lavoro è qualcosa di tangibile, di controllabile, di nostro, mentre la preghiera è qualcosa di assolutamente incontrollabile.
È in questa realtà psicologica che ci si deve muovere con i piedi di piombo per non rompere ciò che vi è di buono nell’animo della gente semplice. Il discorso sulla preghiera in genere e sul Rosario in particolare va ritrovato e rinnovato. Nessun chirurgo è dichiarato bravo e valido soltanto perché va in giro per vari atenei a dettare dotte lezioni, ma acquista stima quando lo si vede esercitare in maniera eccellente la chirurgia: solo allora le sue conferenze hanno una validità perché si vedono gli ammalati da lui operati guariti.
Così avviene per noi che parliamo spesso di preghiera mentre ci affoghiamo nell’azione, contraddicendo con la vita le nostre parole. Un discorso sulla preghiera è tanto più valido quanto più colui che lo fa vive coerentemente ciò che annuncia.
Altro fattore importante, dovendo presentare la figura della Beata Vergine, è la necessità di focalizzare la figura della Madonna sul piano redentivo di Cristo. Maria ha un senso e una funzione importantissimi nella Chiesa, ed è errato separarla da questa e farne quasi una quarta persona della Trinità. Non è una dea e la sua giusta collocazione non nuoce al culto a lei attribuito, ma la rafforza e dà a questa creatura il posto che le compete nel piano della salvezza (cfr. VIII capitolo della Lumne Gentium).
La direzione da prendere, secondo il mio modesto parere, è quella di non calcare mai la mano per muovere troppo il sentimento: è necessario ricordare che la Madonna non è la parte sentimentale della nostra preghiera. Solo quando si sarà focalizzato il problema della necessità della preghiera e verrà spiegato il significato e la funzione della Vergine nel mistero di Cristo si potrà parlare del Rosario.
Inoltre è importante sapere che il Rosario non è propriamente una preghiera rivolta a Maria, ma una preghiera con Maria. Non è quindi una preghiera mariana ma è una preghiera cristologica. I misteri che esso propone mettono al centro un solo personaggio: Cristo Gesù. Il Rosario ci permette di guardare, contemplare il Figlio di Dio con gli occhi di Maria. Si prende la sua mano e con lei si scorre la vita di Gesù.
Tempo fa ho pubblicato un’indagine fatta in Italia tesa a verificare il rapporto dei giovani, preti compresi, con la figura di Maria. I giovani intervistati (400) secondo un criterio statistico in tutta la penisola mi hanno dato 256 risposte valide. L’età degli intervistati oscillava dai 18 ai 25 anni. L’indagine mi ha presentato uno spaccato in cui i giovani appaiono distanti da Maria, distanti emotivamente, indifferenti dal punto di vista culturalepastorale, perfino, taluni, distanti per presa di posizione intellettuale, d’impronta filosoficosociale.
Questi non sanno che farsene di una Vergine eccelsa, culmine di tutti i privilegi, che proprio per la sua esclusiva perfezione non agisce come modello, paradigma, stimolo, ideale. D’altro canto, nella prassi pastorale quotidiana da parte di un certo tipo di clero, prassi talvolta ben lungi dal mettere in atto le preziose indicazioni della riflessione mariologica della Chiesa, non si cerca di stare al passo coi tempi nel dimenticare Maria?
Ho constatato che note come mansuetudine, umiltà, tenerezza di cuore sono perdenti perché vissute come pericolose, come annullamento passivo della propria personalità. Questi giovani rifiutano, dunque, Maria? No: semplicemente non hanno riflettuto e non è stata loro presentata in piena luce la storia della salvezza. Non la conoscono come «donna» dall’esperienza umana e religiosa compromettente e difficile, non la conoscono come la Madre il cui figlio è stato il mistero di tutta la sua vita. Cioè non conoscono realmente Maria, modello dei cristiani come il Concilio Vaticano II e la Marialis cultus hanno cercato di presentarcela.
ZENIT.org
ROMA, mercoledì, 24-25 ottobre 2007
ORIGINALE: ITALIANO
Il Santo Padre ha nominato Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica l’Ecc.mo Mons. Jean-Louis Bruguès, O.P., finora Vescovo di Angers, elevandolo in pari tempo alla dignità di Arcivescovo.
Nato l’11 Novembre 1943 a Bagnères de Bigorre, France, Mons. Jean-Louis ha fatto la sua professione nell’Ordine il 29 settembre del 1969 ed è stato ordinato sacerdote il 22 giugno del 1975. È stato ordinato vescovo di Angers il 30 aprile del 2000. È stato professore di Teologia Morale all’Istituto Cattolico di Tolosa (1976-1997) e all’Università di Friburgo (1997-2000). È stato membro della Commissione Teologica Internazionale di Roma (1986-2004) e dal 2002 è presidente della Commissione Dottrinale della Chiesa Cattolica in Francia.
ORIGINALE: ITALIANO
VISITA FRATERNA ALLA PROVINCIA DI SANT’ALBERTO IN GERMANIA DEL SUD E AUSTRIA
Il Maestro dell’Ordine, fra Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP, accompagnato dal suo socio per l’Europa Centrale Orientale, fra Rajmund Klepanec, e dal provinciale, fra Dietmar Schon, ha compiuto una visita fraterna alla Provincia di Sant’Alberto in Germania del Sud e Austria dal 17 al 26 ottobre 2007.
La prima entità che abbiamo visitato è il convento di Vienna, che è stato fondato nel 1225/26. E’ una delle prime tre fondazioni dell’Ordine con un’ininterrotta presenza domenicana. In questo momento il convento di Vienna è uno dei centri di formazione della provincia e ospita 18 frati, tra i quali sette studenti e due postulanti. I campi di attività dei frati riguardano: la cura pastorale delle suore domenicane in Vienna e degli studenti, la cappellania dell’università e dell’accademia di teologia, confessioni, direzione spirituale, cura pastorale di gruppi, trasmissione della messa via radio, ritiri e conferenze.
Il primo giorno della visita, fra Dietmar, il provinciale, ha dato una panoramica sulla provincia e sui suoi impegni internazionali. Basandosi sugli Atti del Capitolo Provinciale del 2006, ha spiegato i progressi realizzati in diversi campi. Nel pomeriggio si sono tenuti: un incontro con il Consiglio, un altro con i membri dell’equipe di formazione e una condivisione con i frati in formazione. Il momento forte della giornata è stato la celebrazione dell’Eucaristia con l’omelia di fra Carlos. E’ seguito un incontro con la famiglia domenicana viennese.
Il Maestro dell’Ordine ha mostrato grande interesse per i lavori che si stanno facendo per il rinnovamento del convento. Il 20 ottobre, prima della nostra partenza per Graz, fra Carlos ha fatto colazione con il cardinale Christoph Schönborn OP, con il quale ha parlato di alcune importanti questioni.
I domenicani lavorano a Graz, in diversi luoghi della città, sin dal 1466. I frati che vi operano oggi gestiscono una grande parrocchia. Si dedicano alle confessioni e servono come cappellani presso l’Ospedale di Stato e si prendono cura anche dalla pastorale degli studenti. La sera il Maestro dell’Ordine ha trascorso lungo tempo con le suore domenicane, i laici domenicani e i parrocchiani di Graz.
La tappa seguente della nostra visita, il 21 ottobre, è stata il Centro Domenicano di Regensburg. Qui c’era un convento domenicano che rimase aperto dal 1229 fino alla Secolarizzazione del 1806. Nel 2001 è stato fondato il Centro Domenicano, come «base per la predicazione»; il Centro ci dà la possibilità di realizzare le attività pastorali a Regensburg come «gruppo mobile». Ciò si realizza principalmente attraverso la collaborazione alle attività pastorali realizzate nel centro della città (omelie, ascolto di confessioni, relazione di aiuto, cura pastorale per gruppi e conferenze). Il Maestro dell’Ordine ha potuto avere una breve panoramica dei ministeri e delle strutture del Centro. Egli ha celebrato la santa messa con le monache del monastero della Santa Croce e diverse monache degli altri tre monasteri posti nel territorio della provincia. Ha incontrato le monache e ha avuto colloqui individuali con alcune di loro, e poi ha gioito di un amichevole pranzo insieme a loro. Nel pomeriggio ha visitato la chiesa di San Blasius (che apparteneva ai domenicani), che si trova di fronte al Centro.
La quarta tappa della visita, 23-24 ottobre, è stata Freiburg, dove si trova il secondo centro di formazione della provincia. I primi domenicani giunsero qui nel 1236. Il vecchio convento fu demolito nel 1804 durante il periodo della Secolarizzazione. I domenicani ritornarono a Freiburg e si stabilirono nel castello sulla collina solo nel 1934. I dodici frati che formano la comunità risiedono in due luoghi della città di Freiburg. Il primo di questi due luoghi, in Ludwigstraße, ospita il centro per «Il gruppo di discussione dei Laici» e offre vari programmi per la formazione religiosa. La Casa Domenicana di Studi, in Erwinstraße è stata fondata nel 2004 come seconda residenza della comunità. Il lavoro realizzato da questa parte della comunità consiste nella cura pastorale degli studenti delle quattro istituzioni accademiche di Freiburg e Offenburg-Kehl e degli studi complementari.
Il 24 ottobre, fra Carlos ha incontrato gli otto frati della comunità della Santa Croce ad Augsburg durante una cena-buffet e la ricreazione che ne è seguita. Il giorno seguente, il Maestro dell’Ordine ha parlato con i frati fino alla sua partenza.
In Augsburg, dal 1225 fino al 1808, ci fu un convento dedicato a santa Maddalena. Quando i domenicani ritornarono in città nel 1932, fondarono il Convento della Santa Croce. I ministeri più importanti realizzati dalla comunità sono: attività pastorali nella chiesa conventuale che è un centro molto frequentato per le confessioni e la relazione di aiuto, cura pastorale nel centro della città, servizio pastorale per gli autisti presso la chiesa posta sulla superstrada vicino ad Augsburg e in diverse parrocchie della città.
Il penultimo giorno della sua visita, fra Carlos ha celebrato la messa e i vespri nella chiesa dei Teatini a Monaco. Egli poi ha avuto un incontro con la comunità di San Gaetano (cinque frati), insieme con i frati polacchi di Monaco, le suore domenicane e i laici. La chiesa dei Teatini di San Gaetano, una grande e molto frequentata chiesa nel centro della città fu affidata ai domenicani nel 1954. I principali campi di attività della comunità consistono nella gestione della chiesa, specialmente il servizio liturgico, la predicazione, l’ascolto delle confessioni, musica sacra, direzione spirituale, cura pastorale di gruppi religiosi, cura spirituale delle suore domenicane e cura pastorale per i turisti.
Prima di ritornare a Roma il Maestro dell’Ordine ha trascorso un po’ di tempo nella domus filialis di Santa Caterina di Monaco, una parrocchia cresciuta velocemente, caratterizzata da giovani famiglie, bambini e giovani che sono distanti dalla Chiesa, e stranieri.
Quando gli è stato chiesto di comunicare le sue prime impressioni, fra Carlos ha sottolineato i seguenti aspetti:
1. La costante celebrazione di Capitoli Provinciali, vista come strumento di continuità, come un processo, ha avuto un effetto molto positivo. In questo modo le decisioni prese nei precedenti capitoli vengono riprese e rinnovate senza dovere ricominciare a «raschiare la ruggine» ogni quattro anni.
2. La provincia sa riconoscere i propri pregi e difetti, e al tempo stesso continua a valutare sempre nuovi progetti invece di rimanere ferma ad aspettare nuove vocazioni. In questo modo si evita la stasi.
3. All’interno dei programmi di formazione, i frati giovani partecipano ai nuovi progetti, così come è stato richiesto dal Capitolo Generale del 2001. Per questa ragione partecipano attivamente allo sviluppo della provincia e non sono semplicemente degli osservatori.
4. Il ministero pastorale con gli studenti, a cui partecipano anche gli stessi frati in formazione, costituisce veramente un’attività molto importante e mostra le vie da seguire in futuro.
5. La provincia si è data chiare e adeguate strutture. Questo è soprattutto visibile negli atti del capitolo del 2006 ai numeri 52 e seguenti.
6. Il Centro Domenicano di Regensburg così come la nostra itineranza domenicana sono progetti pastorali importanti e sono ben accolti.
ORIGINALE: TEDESCO
Roma, 23 novembre 2007
Ai Priori Provinciali, Vice-Provinciali, ai Vicari Generali
Cari fratelli,
vi invio un saluto fraterno e cordiale, augurando a ciascuno di voi, soddisfazione e gioia nel compito che l’Ordine e i confratelli vi hanno affidato.
Per esservi di aiuto in tema di nomina di docenti, e affinché la procedura, sia lineare e trasparente, una riunione ad hoc si é tenuta presso la nostra Università S. Tommaso in Roma, il giorno 03.10.2007.
Scopo della riunione, come ha esordito, il Socio per la Vita Intellettuale, che la presiedeva, era quello di dare attuazione all’ordinazione contenuta nella Lettera di chiusura della Visita Canonica (datata 10.05.07), compiuta all’Angelicum, Università a Convento, dal Maestro dell’Ordine e dai suoi Soci.
In tale Lettera si legge:
«L’Ordine è decentralizzato ed osserva il principio di sussidiarietà, con potere sulle risorse umane: frati nelle mani delle Province e su altri membri, come suore, nelle mani delle Congregazioni. Tuttavia, l’Università dipende dagli organi centrali dell’ordine per il provvedimento di professori. Poiché gli organi centrali non hanno frati e suore sotto di loro, l’Università é molto debole quanto al reclutamento dei professori. Quindi c’è una necessità urgente di stabilire un organo centrale attivo e una procedura di lavoro per il reclutamento di nuovi professori Domenicani. A questo fine, il Socius per la vita intellettuale convochi e presieda una riunione dei Decani delle quattro Facoltà (con il Rettore della PUST) con il Priore del convento, entro tre mesi dopo la pubblicazione di questa lettera, per rivedere e possibilmente modificare l’impegno e la procedura che si segue nel reclutamento dei professori».
La commissione ha dunque affrontato immediatamente il tema del reclutamento dei professori. I presenti si sono dichiarati d’accordo, dopo discussione, sul fatto che si segua il seguente iter.
a) II decano di ciascuna delle facoltà entrerà in contatto informale col possibile candidato a professore;
b) se il candidato ha i requisiti per insegnare all’Angelicum, e manifesta la sua disponibilità o interesse, il decano chiede al Socio per la Vita Intellettuale di iniziare a porre i passi necessari in ordine alla richiesta del candidato, attraverso il contatto col Provinciale, se si tratta di un frate, o con la Superiora Generale, se si tratta di una suora;
c) se necessario, il Maestro dell’Ordine può scrivere una lettera al Provinciale, o alla Superiora Generale, per manifestare l’importanza di avere il candidato/a presso l’Angelicum, nella realizzazione del carisma dell’Ordine;
d) una volta avuto il consenso del Superiore religioso, si darà inizio al processo interno alla PUST (cioè il candidato verrà presentato al Consiglio dei docenti Stabili affinché venga cooptato per un determinato tempo come «professore invitato» o «professore incaricato» presso una delle Facoltà dell’ Angelicum).
Il religioso domenicano che avrà realizzato quanto richiesto alle lettere a, b, c, d, al suo arrivo, presso la Comunità dell’Angelicum, di norma riceverà l’assegnazione religiosa, se il suo impegno prevede la presenza continuativa per il I e II semestre. Se, dopo il tempo di prova, legato al tipo di invito e alla prassi della Facoltà e agli accordi presi, il religioso non si sarà integrato definitivamente nella Facoltà, per scelta o sua o delle autorità accademiche competenti, spetterà al decano prendere accordi sulle modalità e sui tempi del rientro del religioso nella sua propria Provincia. Il Decano dovrà comunicare inoltre la conclusione della collaborazione al Rettore dell’Università, al Priore del Convento, e al Socio per la Vita Intellettuale. Quest’ultimo chiederà al Maestro dell’Ordine l’eventuale riassegnazione in Provincia. La stessa procedura, adattata, dovrà essere seguita dal rettore per trovare i nuovi Ufficiali Maggiori.
Ora, con la presente, mentre confermo le proposte della commissione, sopra esposte, e dò loro carattere di norma, mi faccio dovere darne comunicazioni a tutti voi che svolgete l’incarico di governo nelle Province, nei Vicariati, e vi incarico di portarle a conoscenza anche di tutti coloro che svolgono il servizio di Reggenti e Moderatori, affinché l’unitarietà e la trasparenza ci aiutino in un servizio ancor più sereno per il bene delle nostre istituzioni.
Ringrazio la commissione per il lavoro svolto, e per l’impegno che vi ha messo.
A tutti Voi, il mio pensiero fraterno, il mio ricordo nella preghiera e l’incoraggiamento per i vostri compiti. In S. Domenico, nostro Padre, Vi saluto col cuore,
Fr. Carlos A. Azpiroz Costa, O.P.
Maestro dell’Ordine
ORIGINALE: SPAGNOLO
GLI 800 ANNI IN TRE REPORTAGE DI TVE (TELEVISIONE SPAGNOLA)
Tre monasteri di clausura mostrano la loro vita
SPAGNA - Da Avvento a Natale, i telespettatori spagnoli potranno vedere tre programmi, ognuno di 25 minuti, alla televisione pubblica sulla vita delle monache contemplative domenicane. I monasteri scelti per commemorare «mediaticamente» gli 800 anni della fondazione dell’Ordine sono stati quello di san Domenico di Caleruega e di Segovia e quello di San Michele di Trujillo.
L’iniziativa è stata di fra José Luis Gago, della provincia di Spagna, che dopo aver diretto per sei anni il programma «PUEBLO DE DIOS» alla TVE, ha coinvolto nel progetto l’attuale direttore del programma, il sacerdote Julián del Olmo. Lungo dieci giorni un equipe tecnica di grande professionalità ha filmato la vita quotidiana delle nostre monache contemplative: tre giorni in ognuno dei monasteri, dalla preghiera mattutina delle Lodi fino all’ora di Compieta, includendo testimonianze personali di straordinaria autenticità.
Il primo impatto positivo è stato quello sperimentato dai cinque operatori di TVE al vedere, sentire e ascoltare, dentro la clausura conventuale, la realtà domenicana nelle sue soprendenti manifestazioni di cordialità, allegria, profondità e semplicità.
ORIGINALE: SPAGNOLO
NUOVO PRIORE PROVINCIALE IN ECUADOR
L’11 settembre 2007, fra Carlos A. Azpiroz Costa op, Maestro dell’Ordine ha confermato fra Juan José Escobar Valencia op Priore Provinciale della Provincia di Santa Caterina da Siena in Ecuador.
Fra Juan José è nato a Santa Rosa – Ambato (Tungurahua) il 1 Maggio 1935. Ha fatto la sua prima professione il 31 agosto 1957 ed è stato ordinato sacerdote il 4 agosto 1964.
2007 A CALERUEGA
ANNO GIUBILARE NELL’800° ANNIVERSARIO DELLE MONACHE
SPAGNA - Questo anno di grazia si sta vivendo a Caleruega con grande gioia e gra-titudine da parte di tutto coloro che vengono alla Casa di san Domenico: fino a oggi sono state circa 10.000 persone. Sebbene la maggior parte appartengano all’Ordine, sono molti i membri della Chiesa che vengono al Monastero per celebrare il giubileo e per onorare il nostro padre san Domenico.
Lungo questi mesi ci hanno visitato dei Vescovi: tra gli altri, quello di Burgos, quello di Huesca, di Tarragona, di Osma-Soria con tre pullmans di fedeli della sua diocesi, e il Vescovo ausiliare di Gerusalemme. E anche alcuni Vescovi domenicani, come Larrañeta O.P. di Puerto Maldonado (Perú), o il Vescovo della Contea di Norfolk (Inghilterra), con diversi sacerdoti della loro diocesi.
Sono venuti anche molti gruppi di domenicani; ricordo i Provinciali di Spagna, Aragona e Portogallo con diversi fratelli delle loro province e gruppi di frati della Corea, Filippine, Polonia, Germania, Francia, Italia.... Sono venuti anche grandi gruppi di suore di vita apostolica degli Stati Uniti (Sinsinawa, Parábola). Ancora diversi gruppi della Famiglia Domenicana di Spagna, Portogallo, Irlanda, Canada.
Inoltre, alcune monache contemplative, che sono state le meno numerose, però qualcuna ha voluto celebrare il suo 800° Anniversario visitando Caleruega. Le prime furono le suore di Prouilhe, con una suora di Dax (Francia) e un’altra suora di Salamanca, invitate dai frati di Caleruega per partecipare alle giornate di apertura di questo anno. Più avanti ci hanno fatto visita, per alcuni giorni, cinque suore di Bergamo (Italia), tra le altre.
Ci sono state anche numerose visite di religiosi di altri ordini e congregazioni, come i Benedettini di Silos, con i quali abbiamo celebrato i vespri solenni dedicati al nostro padre, o gli Agostiniani di La Vid, le Suore degli Anziani Abbandonati di Aranda de Duero, o i gruppi di monache e frati dei Sacri Cuori, che sono venuti in varie occasioni, provenienti da diversi luoghi di Spagna e dell’estero.
E sono state numerose le persone appartenenti a diversi gruppi della Chiesa, come alcune Comunità e parecchie famiglie del Cammino Neocatecumenale di Burgos, Madrid, Santander, Oviedo, Castellón, Murcia…; «Amici di Terra Santa» di Madrid, fraternità dell’ «Adorazione notturna» di Aranda de Duero, «Cristiani senza frontiere» e «Famisión», un grande gruppo di famiglie cristiane impegnate, provenienti da diversi luoghi della Spagna.
Sono molte le persone che in gruppi parrocchiali o di amici, ci hanno visitato. Diversi pullmans, di diverse località, accompagnati dal loro parroco e a volte dal loro sindaco: La Coruña, Trijueque (Guadalajara), Concentaina (Alicante), Alcalá de Henares o Fanjeaux (Francia), sono stati alcuni di questi.
Un ricordo particolare meritano i professori delle scuole domenicane di tutta Spagna che si sono dati appuntamento qui, nel coro delle monache di Caleruega. Sono venuti accompagnati da alcuni frati, che previamente ci avevano chiesto di preparare una piccola conferenza sulla storia delle monache e un caldo benvenuto alla casa del nostro padre. Abbiamo assicurato loro il sostegno della nostra preghiera per il loro impegno educativo a favore dei giovani, tanto importante per il nostro futuro immediato e anche preghiere per i loro ragazzi e per le scuole. Hanno partecipato con piacere a una celebrazione, che risultò molto intima e profonda.
E se speciale fu quest’ultima menzione, questa che sto per raccontare merita allora il qualificativo di sorprendente, unica e meravigliosa: l’indimenticabile esperienza con la «Gioventù Domenicana». Nato per iniziativa di p. Oscar Jesús OP e di sr. Pilar del Barrio OP, che stavano preparando questo incontro già da un anno, l’incontro fu molto positivo e indimenticabile per tutti noi che lo abbiamo vissuto. Hanno partecipato all’organizzazione anche diversi adulti della Famiglia Domenicana, alcune suore domenicane di diverse congregazioni e alcuni frati. 430 giovani di luoghi diversi, tra i 15 e i 30 anni sono stati attratti essenzialmente da questo messaggio: «Caleruega 2007. 24 ore di incontro, festa e preghiera, per celebrare 800 anni. La storia non è finita. Adesso tocca a te». I giovani hanno trovato 19 ateliers tra i quali potevano scegliere. Uno di questi ateliers era stato allestito da noi in un ampio parlatorio e si intitolava «Predicazione dal silenzio». Non fu uno dei più frequentati, però possiamo dire che quanti vi hanno partecipato si sono mostrati interessati e colpiti, poiché non conoscevano quasi niente della vita delle monache contemplative.
Due dei momenti più emozionanti di questo incontro furono:
La veglia di preghiera alle ore 24.00 del sabato nel giardino del chiostro, che è risultato un momento di grande bellezza, in un ambiente di ordinata gioia fraterna, con un’illuminazione tanto suggestiva ed evocativa, con musica, danze, canti, proiezioni, letture e preghiere di ringraziamento e di domanda. Tutto fu molto domenicano, san Domenico deve essere stato contento di vedere tanti giovani a Caleruega ed essi si sentivano felici in casa sua.
L’altro momento fu l’Eucarestia della do-menica mattina, alla quale assistettero tutti i provinciali dei frati di Spagna e Portogallo e anche le madri provinciali e generali di diverse congregazioni di suore. Grazie alla presenza di tanti giovani la celebrazione fu molto veramente molto bella, molto partecipata e molto emozionante per tutti i presenti. Giubileo celebrato con grande entusiasmo collettivo.
Sicuramente ci saranno ancora visite durante quest’anno tanto speciale e saremo felici di accogliere coloro che arriveranno fin qui.
Ancora, lungo l’anno hanno avuto importanza i diversi suggerimenti che ci sono arrivati, potremmo dire in forma provvidenziale, e che abbiamo accolto uno dopo l’altro, con entusiasmo. In primo luogo fu il restauro della Sala Medievale, o Palazzo dei Guzman, che è stata inaugurata in occasione dell’apertura di quest’anno e che viene molto visitata e valorizzta. La pubblicazione di due libri sulla Comunità e sul Monastero, un DVD su san Domenico e un reportage sulla nostra vita per il programma «Popolo di Dio» del 2° canale della rete televisiva nazionale. Tutto è stato realizzato a causa di questa celebrazione e sta avendo una grande approvazione da parte di tutti. Vorremmo dare una divulgazione a largo raggio a questo avvenimento senza eguali per le monache e per l’Ordine. Che san Domenico, la sua vita e la sua opera raggiungano il maggior numero possibile di persone.
Felici del nostro impegno di predicatrici attraverso la contemplazione e orgogliose del nostro padre e del suo impegno tanto importante nella Chiesa, ringraziamo Dio per tutto quello che ci dà e quello che ci chiede. Che la tua volontà sia sempre la nostra gioia, Signore!
Real Monasterio de Santo Domingo
Caleruega.
ORIGINALE: SPAGNOLO
Tre frati domenicani nominati Consultori del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligiosi.
Il 20 di novembre 2007, il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Consultori del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso trei dei quali sono domenicani: George Frendo O.P., Vescovo Ausiliare di Tiranë-Durrës (Albania), Joseph Ellul, O.P., Docente alla Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino (Roma), ambedue figli della Provincia di San Pio V di Malta, e Lorenzo Piretto, O.P., Vicario Delegato, Vicariato Apostolico di Istambul (Turchia) e figlio della Provincia di San Domenico in Italia.
ORIGINALE: ITALIANO
INCONTRO DELLA COMMISSSIONE INTERNAZIONALE MONACHE
Dal 2 al 10 novembre 2007, si è tenuto a Orbey – Francia, la riunione della Commis-sione Internazionale Monache, nell’ anno giubilare dell’8° centenario della Fondazione di Prouille.
L’incontro si è svolto nel monastero domenicano S. Giovanni Battista situato sui monti Les Vosges dell’ Alsazia centrale. Erano presenti 10 membri degli undici componenti la Commissione, guidati dal Promotore Generale delle Monache, P. Manuel Merten OP; presente come traduttore P.Brian Pierce op. che, da gennaio 2008, sarà suo successore.
La stagione autunnale, con i suoi stupendi colori, presentava uno scenario incantevole. La parte frontale della Cappella del Monastero, interamente a vetri, offriva una magnifica visione sulla vallata circostante: stupenda coreografia alle celebrazioni liturgiche che, con il suono melodioso degli strumenti a corda, rendeva solenne il nostro lodare, ringraziare, benedire il Signore.
I fedeli, nei giorni di festa, accorrono numerosi al Monastero per partecipare alla preghiera delle Monache che, offrono cosi, una autentica forma di predicazione e di testimonianza.
Due incontri con la Comunità ci hanno permesso di cogliere la fraternità e lo spirito di accoglienza che la caratterizza, donandoci la possibilità di vivere i vari momenti di questa settimana in un clima distensivo, di silenzio e preghiera.
I lavori sono iniziati sabato, tre novembre, con il saluto e la presentazione del Programma della settimana da parte di P.Manuel Merten.
Ha poi fatto seguito una sua ampia relazione sul servizio ai Monasteri svolto in questo anno giubilare e sugli impegni di Promotore che ancora lo attendono.
In serata, Sr. Jean-Térèse, monaca della comunità ospitante e membro della CIM per i Monasteri di lingua francese, ci ha brevemente informato sulla situazione ecclesiale in Francia, in particolare, dei rapporti tra Chiesa e Stato. Ci ha parlato poi della sua comunità e del coraggio dimostrato dalle sue consorelle nel lasciare il confortevole seppur antico monastero nella città di Colmar, per trasferirsi, nel 1973, nell’attuale edificio che tutte abbiamo ammirato.
Domenica 4 novembre dopo la S. Messa, l’Assemblea si è ritrovata per iniziare la condivisione delle Relazioni, presentate da ogni membro della Commissione, sulle proprie Regioni. E’ stato piacevole e interessante ascoltare le varie iniziative programmate, attuate e vissute da ogni Monastero per solennizzare l’anno giubilare! La parte principale l’hanno avuta le Monache stesse coadiuvate dai Confratelli, ma molto influente e di notevole rilievo l’ impegno dei Laici domenicani; essi hanno contribuito a rendere testimonianza dell’attualità del carisma di S. Domenico nell’annuncio del Vangelo in ogni parte del mondo.
Ogni regione ha sì evidenziato le difficoltà che attraversano tanti monasteri per ridotto numero di Monache e per la scarsità di vocazioni - una nota dolorosa sempre presente - ma che al tempo stesso ci stimola a rinnovarci personalmente e come comunità per vivere l’essenzialità della nostra «missione» nell’Ordine e a interrogarci sul come proporla alle nuove generazioni. Non è mancato, tuttavia, il segno di speranza che proviene dalle prospettive di nuove fondazioni: Bielorussia, Nigeria, Bolivia.
Mercoledì, sette novembre, abbiamo vissuto una giornata di pausa dei lavori. Dopo la S. Messa, in auto, ci siamo portati alla città di Colmar per visitare l’antico Monastero, oggi MUSEE d’UNTERLINDEN, vera ricchezza di opere d’arte. Fondato nel 1269, la chiesa, molto grande e ora pure questa. parte del Museo, è stata consacrata nientemeno che da S. Alberto Magno. Passando da un capolavoro all’altro e soffermandoci ammirati, le ore sono passate in fretta.
Proseguendo il nostro itinerario siamo giunte al Santuario mariano di SHAUENBERG, un tempo, famoso eremitaggio di S. Ulderico. Il freddo era intenso, ma pregare ai piedi della minuscola statua miracolosa di Maria Santissima ci ha ritemprato nello spirito e riscaldato nel corpo.
L’indomani, terminate le relazioni sulle regioni, l’attenzione si è fermata sulla valutazione di Monialibus scambiandoci pareri e suggerimenti provenienti dalle nostre Regioni.
Con il prossimo cambio di sei membri della Commissione, previsto per il 2008, si è reso necessario nominare una nuova editora. La scelta è caduta su Sr.Isabel M. Orenez Fernandez op., della Federazione del S.Rosario – Spagna. Un fragoroso applauso ha espresso il nostro grazie a Sr. Emmanuelle M. Cruz op. della regione Asia-Pacifico, per il lavoro svolto con competenza, dedizione, impegno. A Sr. Isabel M. che ha accolto con entusiasmo il nuovo incarico, l’augurio di «buon lavoro» e, a tutte noi, l’impegno di collaborare per rendere Monialibus, non solo un notiziario, ma pure un opuscolo di formazione per la nostra vita contemplativa.
Abbiamo poi cercato di stabilire la modalità per giungere ad una sintesi del materiale raccolto da tutti i Monasteri riguardante la Contemplazione; un impegno che, sicura-mente, richiederà altro tempo di attesa.
Il programma prevedeva pure uno scambio di esperienze comunitarie e regionali su «Capitolo delle Colpe e Riunioni Comunitarie». Praticamente impossibile sintetizzare questa importante condivisione. In tutte le Regioni prevale una forte centralità sulla Parola di Dio. Pensiamo che sarebbe un ottimo servizio a tutti i Monasteri una eventuale pubblicazione su Monialibus delle esperienze più significative attuate nelle varie Comunità riguardo a questo numero del LCM.
I giorni sono volati e, giunti al termine stabilito, ci siamo scambiati una valutazione sull’Incontro.
E’ prevalso il «GRAZIE» per questa bellissima esperienza di fraternità domenicana, di conoscenza dell’Ordine nelle varie Regioni e dell’impegno di tutti i membri della Commissione per riportare, il più fedelmente possibile, le reali situazioni della propria regione.
Commovente il saluto finale. I membri uscenti della Commissione (Sr.Mary Emma-nuelle Cruz op - Asia-Pacifico, Sr. Joyce-Rita Mumu op - Africa, Sr. R.M.Blanca Gòmez Cano op - Perù, Sr.M. Immaculada Franco Màrtinez op - Federazione dell’Immacolata – Spagna, Sr. Flora M.Collado Martìnez op - Federazione S. Domenico – Spagna e Sr. M. Vincenza Panza op - Italia) con gesti simbolici che significavano luce – gioia – fraternità, hanno voluto lasciare un segno di continuità perché la CIM sia sempre un faro di speranza per tutti i nostri Monasteri.
Non poteva mancare un «grazie» sincero a P.Manuel Merten op. per la costante dedizione riservata in questi anni alla Vita Contemplativa Domenicana; per l’incoraggiamento che sempre ci ha donato; per le sue fatiche, il paziente ascolto e la gioia comunicativa del suo volto che mai ci ha fatto mancare. Egli rimarrà nella storia dell’Ordine come il Promotore dell’anno giubilare dell’8° centenario. A tutte ha regalato un CD con le foto degli incontri della Commissione di questi anni del suo servizio all’Ordine. Grazie P. Manuel, grazie di cuore!
Un applauso più che sincero al bravissimo traduttore, P. Brian J. Pierce; passare continuamente da spagnolo a inglese e viceversa senza dare segni di stanchezza, dimostra la sua eccezionale padronanza delle due lingue. Da gennaio, egli, sarà il nuovo Promotore Generale delle Monache e dei Monasteri domenicani. A lui, l’augurio di tutte noi per un intenso e proficuo lavoro.
Inizia un nuovo secolo di vita contemplativa domenicana. Preghiamo insieme lo Spirito del Signore perché ci rinnovi nel suo amore.
Sr. M. Vincenza Panza op.
Regione Italia.
ORIGINALE: ITALIANO
ALLA LUCE DELLA TESTIMONIANZA DEI NOSTRI FRATELLI
Lettera del provinciale della provincia di Spagna
Il 28 ottobre 2007 è stata una festa indimenticabile e un giorno pieno di grazia e gioia per la nostra provincia di Spagna e per tutta la Famiglia Domenicana. Mai nella storia la nostra provincia ha vissuto una beatificazione tanto numerosa: 37 nostri frati (74 membri della Famiglia Domenicana). Dietro a queste cifre ci sono persone concrete, con il loro volto e la loro storia personale, con una biografia unica e con una professione domenicana che li ha uniti a noi come membri di una stessa famiglia. Inoltre tanto vicini nel tempo, tanto che qualcuno addirittura li ha conosciuti, li ha avuti come insegnanti, ha ascoltato la loro voce, le loro speranze e i loro timori. Questi martiri beatificati sono molto vicini: sono nati nella nostra terra, hanno vissuto nei conventi dove viviamo noi, hanno pregato e predicato nelle nostre stesse chiese, e, ciò che più conta, hanno condotto una vita molto simile alla nostra. Lungo il cammino della vita domenicana giunsero a comprendere e a vivere ciò che dice il Salmista: «La tua grazia vale più della vita». E la grazia non mancò loro, poiché li sostenne e permise loro di mantenersi fedeli in momenti di grande difficoltà e sofferenza. Fare memoria riconoscente di loro è essere fedeli alla nostra eredità.
Possiamo immaginarci molti dei santi e delle sante che fanno opere portentose e conducono una vita straordinaria. Però questi nostri fratelli, tanto vicini, che si muovevano quotidianamente nei luoghi e nelle strade che noi stessi percorriamo, ci parlano di un’altra santità, quella che si fa nel quotidiano della vita, in fedeltà semplice all’impegno della sequela di Gesù Crsito, fedeltà provata nella sofferenza fino alla fine con la consegna della propria vita. Mai la santità è stata tanto a portata di mano, per la via ordinaria e quotidiana di persone «della nostra stessa pasta»! Non è strano che ci emozioni la testimonianza dei nostri fratelli!
La morte di Gesù Cristo, il martire per eccellenza, non fu un fatto isolato e sconnesso da ciò che era stata la sua vita. Piuttosto fu il momento culminante di tutta la sua vita. Così è anche per la vita e la morte dei suoi discepoli. I nostri fratelli accettarono, come ogni martire della storia cristiana, di soffrere una morte violenta piuttosto di essere infedeli alla testimonianza che avevano dato durante tutta la loro vita. Poiché è attraverso la propria vita – vissuta fino in fondo – che il cristiano arriva a essere martire. In questo senso il martirio non si improvvisa, ma si matura nelle piccole fedeltà di ogni momento alla sequela di Gesù.
Con questa beatificazione la Chiesa vuole dare gloria e grazie a Dio e cerca il bene degli uomini. Effettivamente il suo obiettivo è renderci più fedeli, nella fede vissuta nelle difficoltà, più capaci di perdonare agli altri, più sensibili alla sofferenza di tante vittime nel nostro mondo, più impegnati nel lavoro per la riconciliazione e la pace. E’ certo che la celebrazione ci obbliga a ricordare un passato storico che ha segnato affettivamente ognuno di noi in modo differente. Però, quando nel racconto biblico si parla di fare memoria, soprattutto ci si riferisce alla manifestazione della misericordia divina. Tale ricordo è legato alla forza che Dio dà ai deboli, al perdono che offre per le infedeltà e all’incoraggiamento che dà per continuare a sperare nelle sue promesse mentre camminiamo lungo la storia. Siamo chiamati a fare memoria in senso biblico-evangelico, non nel senso della politica o di una ideologia. Per questo, vogliamo vivere la beatificazione come spinta verso la compassione e la comprensione, verso un’autentica riconciliazione a partire dalla celebrazione del ricordo e dalla gioia del riconoscimento della Chiesa.
Non vi è maggiore autorità di quella del martire. La sua testimonianza è vera luce per i nostri passi. In ciò che la sua testimonianza ci insegna c’è un ricordo sconcertante. Inquietante specialmente per noi, che viviamo un cristianesimo troppo comodo e borghese. Ci ricordano che seguire Gesù è pericoloso. Rimanere presso di Lui comporta certi rischi. Fino a che non si sperimenta questa minaccia non matura un’identità cristiana e non si comprende il posto del cristiano nel mondo. Forse per questo c’è nei martiri un incomprensibile «desiderio» del martirio, per riprodurre totalmente la vita del Maestro. In un cristianesimo senza pericolo per il Regno si oscura la speranza. Da questo fatto i nostri martiri siano, prima di tutto, «un segno di speranza».
La morte dei testimoni cristiani è unita a quella delle altre vittime della spirale della violenza. I nostri fratelli sono morti in una pagina disgraziata della nostra storia nella quale ci furono numerose vittime. Il loro sangue si mescolò con quello di molti uomini e donne. Quando noi cristiani ricordiamo i martiri non solo facciamo memoria dei nostri, ma ricordiamo tutte le vittime, a qualsiasi parte appartengano, poiché tutte le vittime stanno dalla stessa parte. La sensi-bilità evangelica verso coloro che più soffrono fa in modo che noi non ci disturbiamo, ma al contrario, che vediamo e celebriamo la misteriosa comunione di tutte le vittime innocenti nella storia della passione. Questa sensibilità alla sofferenza altrui sta sopra le ideologie o le politiche e forse sarà l’unica in grado di liberarci da qualunque tipo di totalitarismo.
In quanto nostri fratelli, contiamo sull’intercessione dei nuovi beati. In quanto fratelli esemplari, niente ci farà un bene maggiore che vivere alla luce della loro testimonianza. La Chiesa primitiva ebbe luce sufficiente per trovare la propria strada nella storia ispirandosi alla testimonianza dei primi martiri della fede. Ugualmente per noi, le vite dei differenti fratelli martiri del XX secolo si convertono in fiaccole che guidano il nostro futuro. Abbiamo udito parlare delle loro virtù, della loro forza, della loro fede, del loro perdono. Adesso la Chiesa li propone come modello di vita cristiana per tutto il popolo.
Vi esorto a conoscere il volto e la biografia di ognuno dei 37 nostri fratelli beatificati. Ognuno di loro è una fiaccola che illumina. Sicuramente tra tutti ce ne sarà qualcuno con il quale in concreto ognuno di noi si identificherà un po’ di più. Il giorno 7 novembre, festa di tutti i santi e beati dell’Ordine, vi invito a rallegrarvi e a celebrare specialmente in ognuna delle nostre comunità l’evento della loro beatificazione. Che intercedano per una provincia di Spagna più fedele alla sequela di Gesù, più speranzosa nel pericolo, più impegnata per la pace e la riconciliazione, più sensibile verso la sofferenza del nostro mondo!
7 ottobre 2007
Festa della Madonna del Rosario
Francisco Javier Carballo Fernández OP
Priore Provinciale della Provincia di Spagna
ORIGINALE: SPAGNOLO
IL PROSSIMO CAPITOLO GENERALE DELL’ORDINE
Il Capitolo Celebrato nel convento di San Domenico a Bogotá, Colombia, dal 18 luglio all’8 agosto del 2007, ha chiesto al Maestro dell’Ordine, insieme al suo Consiglio Generalizio, di decidere ed annunciare il luogo e la data del prossimo Capitolo Generale (Atti del Capitolo n° 314).
Durante la riunione plenaria del Consiglio Generalizio realizzata nel mese di novembre, dopo aver considerate le differenti proposte, il Maestro dell’Ordine, assieme al suo Consiglio, ha deciso che il prossimo Capitolo Generale, che sarà Elettivo, sarà celebrato nella città di Bangalore (India) con inizio il 1 ottobre e termine il 28 ottobre del 2010.
Ulteriori informazioni saranno date più tardi.
CRONACA DELL’INCONTRO DEI REGGENTI E MODERATORI DELL’AMERICA LATINA
PERU - Nella terra dei santi limani santa Rosa, san Martino e san Giovanni Macías ci siamo riuniti nella città di Lima (presso la casa di santa Rosa da Lima), dal 29 ottobre al 2 novembre 2007, noi, i reggenti e i moderatori degli studi provenienti dalle entità domenicane di America Latina. Siamo stati convocati da fra Marcio Couto, Socio del Maestro dell’Ordine per la Vita Intellettuale, da fra Carlos Cáceres, Promotore per la Formazione e la Vita Intellettuale della Conferenza Interprovinciale dei Domenicani di America Latina e Caraibi (CIDALC).
Il Promotore di CIDALC ci ha convocati secondo quanto previsto dall’ultimo Capitolo Generale di Bogotá per lavorare in vista di quattro obiettivi:
- TASTARE IL POLSO del momento che sta vivendo la vita intellettuale dell’Ordine dei Predicatori in America Latina.
- METTERE IN RELAZIONE i reggenti e moderatori dello studio dell’Ordine attraverso attività di collaborazione che favoriscono l’interprovincialità.
- INCORAGGIARE attività che favoriscano una strategia per la missione intellettuale dell’Ordine definita dal Capitolo Generale di Bogotá 2007.
- POTENZIARE con strategie e attività di collaborazione la Promozione di Formazione e Vita Intellettuale di CIDALC per il periodo 2007-2010.
Durante i giorni di riflessione, lavoro e analisi ci accompagnavano giornalmente i frati studenti con la loro compagnia fraterna, nella preghiera e nell’animazione di Lodi e Vespri. Bisogna ricordare che la liturgia di questi giorni, animata dai superiori maggiori della zona e da alcuni frati come Marcio e fra Ángel Maestro, furono veri momenti di profondo confronto con la Parola di Dio nelle nostre vite.
Il primo giorno (29 novembre) noi reggenti e moderatori delle zone di America Latina e Caraibi ci siamo presentati:
Fra David Díaz e fra Luis Javier Rubio (Provincia del Messico)
Fra Carlos Cáceres e fra Carlos Villalobos (Provincia del Centroamerica)
Fra Francisco Javier Martínez (Vicariato di Spagna nella Repubblica Dominicana)
Fra Mario Rodríguez (Vicariato Generale in Puerto Rico)
Fra Luis Alberto Orozco e fra Adalberto Cardona (Provincia di Colombia)
Fra Juan José Salaverry (Provincia del Perú)
Fra Daniel Wankun (Vicariato della Provincia di Spagna in Perú)
Fra José Luis de Miguel (Vicariato San Lorenzo del Cile)
Fra Serman Zavala (Vicariato di Teutonia in Bolivia)
Fra Johny Luján (Vicariato degli USA in Bolivia)
Fra Rafael Cúnsulo (Delegato per la Provincia di Argentina)
Fra Osvaldo Rezende (Provincia del Brasile)
Fra Ángel Maestro (Invitato della provincia di Spagna)
Fra Marcio Cuoto (Socio del MO per la Vita Intellettuale. Roma)
Fra Carlos Sánchez, O,P, invitato come Promotore della Famiglia Domenicana per l’America Latina.
All’inizio abbiamo accolto le motivazioni dei nostri fratelli assenti che hanno giustificato la loro assenza: fra Manuel Uña (del Vicariato in Cuba) e fra Ramón Figueras (del Vicariato di Aragona nel Cono Sud).
Fra Marcio ci ha accompagnato per la prima parte del mattino con la riflessione e le sfide lanciate dal Capitolo Generale di Bogotá al fine di profilare una strategia per la vita intellettuale dell’Ordine. C’è stato lo spazio per fare domande al Socio del MO riguardo al tema. Questo stesso giorno e quello seguente (30) abbiamo valutato e riflettutto sulle difficoltà, successi e sfide di ognuna delle entità in questo contesto, al fine di definire la situazione della nostra realtà domenicana attraverso una lista di materie di studio.
In questo modo l’equipe di Segreteria ci ha permesso di stendere una preziosa relazione che può fare da base al quadro dei nostri studi e cogliere la strategia intellettuale che il Capitolo prevede per la riunione mondiale dei Reggenti, sotto forma di domande da rivolgere al Capitolo stesso. Tuttavia, tale attività dovrà essere completata dal Socio e dal Promotore di CIDALC, in modo da offrire un’analisi della realtà degli studi e istituzioni delle entità che non hanno partecipato per differenti motivi a questo nostro incontro. In quest’analisi il sovraccarico di funzioni dei frati, le crisi delle istituzioni, il peso della pastorale o il disinteresse per la formazione permanente appaiono come mine che minacciano la vita intellettuale. Senza dubbio però, il desiderio dello studio assiduo, gli sforzi delle province per la qualificazione dei frati e il rinnovo dei nostri studi appaiono come linee costanti nei nuovi immaginari della vita intellettuale dell’Ordine.
Dopo aver indagato l’interessante realtà delle nostre entità abbiamo potuto lavorare per regioni di CIDALC e al tempo stesso, aver la capacità di percepire questi nuovi immaginari per la vita intellettuale, che rispondano alla vita e missione domenicana in America Latina. Si è valorizzata pertanto la partecipazione e l’apporto dei frati in proposte realiste che dovranno esere profilate in piani più concreti di collaborazione comune e che orientino il lavoro della nuova Promozione di Formazione e Vita Intellettuale. Le zone di CIDALC, hanno proposto iniziative realiste per il lavoro intellettuale dell’Ordine, che si spera vengano accolte e favorite dai responsabili delle varie entità.
La sera abbiamo gioito dell’incontro e della parola dei fratelli, di gesti appropriati e pieni di speranza, dell’atteggiamento che carat-terizza ognuna delle differenti realtà del Continente. Perciò, il giorno 1° novembre abbiamo avuto l’opportunità di condividere le iniziative in corso nella nostra area, come ad esempio il progetto dei Maestri di studi domenicani in Perú che si sta realizzando sotto l’auspicio della Facoltà di san Esteban di Salamanca; oppure, come frutto dell’estensione e collaborazione interprovinciale il Reggente degli studi della provincia della Spagna, fra Ángel Maestro ha fatto una relazione sulla collaborazione della sua entità con il piano di studi per la licenza e il dottorato in teologia fondamentale che offre un sistema di borse di studio da stabilire con l’entità. Fra Ángel ha inoltre condiviso con noi il lavoro che compie come insegnante a diverse latitudini dell’Ordine. Si è approfittato dell’occasione per far conoscere le prospettive del progetto della futura facoltà di teologia della Provincia di Colombia e la Provincia Centroamericana ha ringraziato le province sorelle per l’appoggio e la presenza con la partecipazione di studenti in questi otto anni di vita della sua Cattedra di teologia, che vuole essere uno spazio alternativo nella produzione del pensiero teologico nei frati in formazione.
Dopo aver valutato il nostro incontro, abbiamo visitato il Centro Culturale Pio Aza del Vicariato della Provincia di Spagna in Perú, dove abbiamo contemplato meravigliati la fedeltà e tenacia dei nostri missionari a favore dei fratelli indigeni della selva peruviana. Dopo questa «fatica» abbiamo avuto un meritato riposo, però molto breve. Poche ore dopo abbiamo preso la strada verso il Santuario dei Santi peruviani, dove la comunità e i frati ci hanno accolto calorosamente nei chiostri che un tempo proteggevano il ricordo e la presenza del più conosciuto e santo frate cooperatore limano. Al cader della sera abbiamo visitato la città, i suoi vicoli, viali e parchi; i suoi mercati di artigianato e alla fine della giornata siamo andati al ristorante «Dama Juana», dove abbiamo gustato una cena peruviana e un bello spettacolo di danze regionali del Perú.
Con tutta la nostra stanchezza ringraziamo Dio per la fraternità, gli sforzi dei frati per mantenere vivo il bagaglio intellettuale dell’Ordine e con esso, la memoria permanente di ciò che lo studio assiduo ci dona al fine di essere persone di compassione per il servizio del Regno.
Ringraziamo la provincia di San Giovanni Battista e il vicariato di santa Rosa in Perú, il Fondo di Solidarietà di CIDALC, che hanno reso possibile la nostra permanenza a Lima e quanto è stato necessario per questo incontro.
Cidalc al Día - Noticias
ORIGINALE: SPAGNOLO
ITALIA - Perseguendo l’obiettivo triennale che si è dato, cioè: Forti nella FEDE, audaci nella SPERANZA e operose nella CARITA’, l’ Unione delle Suore Domenicane di Malta Italia (USMID), nei giorni 19 – 21 ottobre u.s., ha realizzato la sua Assemblea annuale sul tema: La Speranza nel Governo Domenicano. L’incontro è avvenuto a Roma, in una bella sede in Via di Valcannuta.
L’Assemblea, che per Statuto è composta dalle Priore Generali e Provinciali delle varie Congregazioni sorte e operanti in Italia (una ventina), questa volta è stata aperta anche alle Consigliere in modo che, su questo importante argomento, la riflessione fosse ancora più ricca e interessante. Con profonda soddisfazione comune, a spezzarci il pane della speranza nel governo domenicano, è venuto il fratello p. Giorgio Frendo, di Malta, da molti anni missionario in Albania e da poco tempo Vescovo ausiliare di Tirana, capitale di quel Paese.
La risposta delle Congregazioni all’invito è stata buona: 16 le Congregazioni presenti, delle quali 10 con la propria Priora Generale e tre anche con la Priora Provinciale. In un certo senso, abbiamo visto ricompattarsi nuovamente l’Unione con la partecipazione di qualche gruppo che da un po’ di tempo, per un motivo o per un altro, non riusciva ad essere presente. Le poche Congregazioni assenti hanno dialogato telefonicamente per manifestare l’impossibilità fisica a partecipare.
La verifica ha mostrato su che cosa abbiamo bisogno di riflettere e anche in quale modo: il tema della speranza, virtù in crisi nella società del nostro tempo e spesso alquanto debole anche tra di noi, ci ha trovate assetate e questa grande e forte virtù si è fatta strada nei nostri cuori e ha messo in movimento la volontà.
La presenza di p. Giorgio ci ha fatto bene: un vero fratello, umile, preparato, profondo, chiaro. Il suo modo di porgerci la parola è stato cordiale, esperienziale, rispettoso della nostra femminilità e della nostra diversità, ma anche stimolante per ciò che ci unisce e ci fa membri della stessa famiglia.
E’ stata testimonianza unanime che la vita dell’Unione si rinsalda ad ogni nuovo incontro e che cresce la comunione tra le Congregazioni e le varie suore.
Ha impreziosito il nostro incontro anche la presenza, all’inizio, di Sr. Maria Fabiola Velasquez, nuova Coordinatrice del DSI: il suo saluto e la sua parola ci hanno incoraggiato e fatto sentire maggiormente che l’USMID è una realtà aperta e in cammino sulle strade di una Unione più vasta, senza confini, che abbraccia non solo l’Europa, ma tutto il mondo.
Anche la visita alle sorelle contemplative del Monastero del Santo Rosario di Monte Mario è stato un momento significativo: partecipare assieme alla celebrazione eucaristica, fare memoria della storia che unisce quel monastero direttamente al S. P. Domenico, nel contesto giubilare degli otto secoli di fondazione della vita domenicana femminile, è stato importante e incoraggiante e si è aggiunto agli altri sentieri di speranza aperti durante l’Assemblea.
Infine, il Consiglio USMID si è incontrato una mezza giornata con il Comitato dei Priori Provinciali d’Italia (CPDI ) e con il nuovo Assistente del Maestro per l’Italia e Malta, p. Bernardino Prella, per alimentare il senso di famiglia con la condivisione degli elementi più importanti del Capitolo Generale di Bogotà e per organizzare le attività da compiere assieme soprattutto nella formazione e nella pastorale giovanile.
Siamo convinte che S. Domenico si trovava tra noi, contento dei passi umili, ma sinceri, che le sue figlie e i suoi figli compiono nella fede, nella SPERANZA, nella carità.
Sr. Dolores Foralosso
segretaria USMID
ORIGINALE: ITALIANO
CELEBRAZIONI PER IL 750° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI SAN GIACINTO
POLONIA - Un pellegrinaggio a Roma composto da sacerdoti e fedeli laici della provincia ecclesiastica di Katowice in Polonia (la regione della Slesia) ha avuto inizio con una messa solenne, celebrata nella basilica domenicana di Santa Sabina a Roma, il 15 ottobre 2007. Il pellegrinaggio è stato organizzato per il 750° anniversario della morte di san Giacinto Odrovaz, primo domenicano polacco e santo patrono della provincia di Katowice. Fr. Krzysztof Popÿawski OP, priore provinciale dei domenicani polacchi è stato invitato a parteciparvi.
L’arcivescovo metropolita Damian Zimoÿ ha detto che san Giacinto fu un grande missionario nell’Europa medievale e che anche noi oggi abbiamo molto bisogno di spirito missionario. San Giacinto giunse in Slesia dopo aver ricevuto l’abito religioso a Roma da san Domenico. «Queste sono le cose che vogliamo tradurre nel linguaggio moderno: spirito missionario, apertura, bene comune – tutto ciò deve essere costruito in Polonia in ogni tempo. Voglio dire che dovremmo aprire nuovi orizzonti, in modo da dimostrare che – come in Slesia vi sono giacimenti di carbone – così nella cristianità vi sono giacimenti della Buona Novella» – ha detto il metropolita della Slesia.
Il pellegrinaggio è durato tre giorni. In programma c’erano, fra le altre cose, un convegno scientifico internazionale sul carisma di san Giacinto, tenutosi all’Università di san Tommaso in Roma (l’Angelicum), la prima visione di un film su san Giacinto, e un concerto di gala tenuto dallo «Slesia Ensemble» in Vaticano.
Mercoledì 17 ottobre, l’immagine restau-rata di san Giacinto che si trova sull’altare maggiore della chiesa di San Stanislao dei Polacchi in Via delle Botteghe Oscure è stata benedetta, dopo l’udienza generale di papa Benedetto XVI in piazza San Pietro.
Quest’anno i polacchi domenicani celebrano il giubileo del 750° anniversario della morte di san Giacinto. Il programma delle celebrazioni comprende, tra l’altro una serie di conferenze sulla preghiera contemplativa «I nove modi di pregare di san Domenico», XI Meeting di tutta la Polonia, dedicato a san Giacinto sul lago Lednica, incontri del mercoledì alla tomba di san Giacinto a Cracovia, insieme alla messa. Alla fine di ottobre è stato tenuto a Cracovia un simposio sul ruolo rivestito dagli ordini mendicanti nella storia della città reale di Cracovia.
ORIGINALE: ITALIANO
GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ 2008
AUSTRALIA - Cari fratelli e sorelle della Famiglia Do-menicana
Saluti dall’Australia, la nazione che ospiterà la Giornata Mondiale della Gioventù del 2008, che si terrà a Sydney. Questa lettera è per darvi alcune informazioni di base riguardo i preparativi messi in atto dalla Provincia dell’Assunzione, e per chiedere le coordinate di frati o di altre persone di contatto con cui possiamo comunicare in vista di questo evento.
La Giornata Mondiale della Gioventù del luglio 2008 promette di essere un evento unico nella storia della Chiesa di questo paese e per il mondo. Grazie alla ricca eredità lasciataci dal nostro padre san Domenico, noi frati domenicani abbiamo molto da offrire ai giovani apostoli che verranno a Sydney.
I frati hanno un’ottima posizione a Sydney. Il nostro convento e parrocchia di St James è a Glebe, a trenta minuti di piacevole cammino dal centro commerciale di Sydney. Il nostro apostolato interessa anche la parrocchia di St. Benedict, Broadway, a circa cinque minuti di cammino dalla Stazione Centrale, e la cappellania presso l’Università di Notre Dame, Sydney Campus. Prevediamo di utilizzare tutti i nostri quattro luoghi per realizzare attività di predicazione durante il festival della Giornata Mondiale della Gioventù, insieme a un chiosco alla Fiera delle Vocazioni presso il Porto di Darling, a ovest del centro della città. Ulteriori dettagli vi perverranno prossimamente.
Vi saremmo grati se passaste questa lettera ai frati o ad altre persone di contatto che possano essere i nostri punti di riferimento per la GMG, e chiedere loro di contattarci tramite questo indirizzo e-mail: dom.murphy@op.org
Nell’attesa di avere notizie da voi e dalle vostre Province vi salutiamo fraternamente nel nostro padre san Domenico,
Fra Thomas Cassidy, O.P.
Priore Provinciale
Fra Dominic Murphy, O.P.
Responsabile del Progetto Domenicano GMG08
ORIGINALE: INGLESE
NUOVO PROVINCIALE DI ARGENTINA
Fra Pablo Sicouly è stato eletto Provinciale della Provincia di Sant’Agostino di Argentina, e il Maestro dell’Ordine, fra Carlos A. Azpiroz Costa op ha confermato la sua elezione il 21 novembre 2007
Fra Pablo è nato il 19 agosto 1954, ha emesso la professione il 23 febbraio 1980 e fu ordinato sacerdote il 6 marzo 1986.
CIDALC si congratula fraternamente con lui e lo accompagna con le sue preghiere.
Allo stesso tempo auguriamo a fra Javier Pose, che, dopo otto anni di servizio alla sua provincia, possa riposare prima di assumere la sua nuova responsabilità come Socio del Maestro per l’America Latina e Caraibi e Presidente di CIDALC.
L’Equipe di CIDALC
Cidalc al Día
Noticias
ORIGINALE: SPAGNOLO
«LA CAUSA DI CANONIZZAZIONE DI GIORGIO LA PIRA CAMMINA SPEDITAMENTE»
ITALIA - «La causa di canonizzazione di Giorgio La Pira cammina speditamente. Non possiamo fare previsioni sui tempi. Ma è una causa che sta molto a cuore a tutti», afferma il Cardinale José Saraiva Martins, C.F.M., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Così ha detto il porporato in una intervista concessa al quotidiano della Santa Sede, «L’Osservatore Romano», alla vigilia della Santa Messa da lui celebrata il 5 novembre nella Basilica di San Marco a Firenze in occasione dei trent’anni dalla morte di Giorgio La Pira (1904-1977) e per la benedizione della sua nuova tomba.
La salma del «sindaco santo» di Firenze è infatti stata traslata dal cimitero periferico di Rifredi, dove nel 1977 fu sepolto, all’interno della basilica, dove abitava condividendo la preghiera, da terziario domenicano, con i frati.
È stata proprio la Congregazione a chiedere questa nuova sepoltura, nell’ambito del processo di beatificazione che è stato aperto il 9 gennaio 1986 dal Cardinale Silvano Piovanelli e i cui atti sedici scatole, che racchiudono le valutazioni dei teologi sugli scritti editi e inediti sono stati trasmessi a Roma, il 6 maggio 2005, dal Cardinale Ennio Antonelli «E’ quindi giusta l’attesa trepidante di tanta gente perché venga presto il giorno della sua elevazione all’onore degli altari», ha continuato il Cardinale Saraiva Martins.
«Ho conosciuto La Pira quando ero seminarista qui a Roma. Rimasi subito affascinato. E l’ho sempre seguito. La mia ammirazione per lui è sempre più grande. Per me è uno dei modelli più alti di santità laicale», ha dichiarato.
«Il mondo, la Chiesa ha bisogno di santi come La Pira ha poi aggiunto . Penso al suo coraggio, alla sua speranza, al suo essere cristiano senza paura di professare la propria fede in ogni situazione».
Il porporato ha quindi lodato «la sua testimonianza di povertà», «il suo distacco dal danaro, il suo passare per le strade di Firenze con la gioia di chi è davvero povero tra i poveri».
«Per questo la sua testimonianza profetica non è superata; è ancorata a Cristo», ha continuato.
Il suo vero carisma, ha poi spiegato, era «la capacità di essere testimone della speranza cristiana, dovunque, nella Chiesa, nella vita pubblica, nel mondo».
Giorgio La Pira nasce a Pozzallo (Ragusa) il 9 gennaio 1904 da un’umile famiglia. Laureatosi in Giurisprudenza si trasferisce a Firenze, dove nel 1934 ottiene la cattedra di Diritto romano e dà vita alla Messa di San Procolo per l’assistenza spirituale e materiale dei poveri, così chiamata dalla chiesa abbandonata che la ospitò inizialmente.
Icontrerà Cristo all’età di vent’anni e nel 1924 vive «la prima santa Pasqua». Tra il 1929 ed il 1939 svolge un’intensa attività da studioso che lo mette in contatto con l’Università Cattolica di Milano. Si dedica appieno all’Azione Cattolica giovanile e alla pubblicistica cattolica, scrivendo in numerose riviste, tra cui il famoso Frontespizio.
Nel 1939 fonda e dirige la rivista Principi nella quale - in pieno regime fascista, che ne vieterà presto la pubblicazione - pone le premesse cristiane per un’autentica democrazia.
Arriva poi il 1943, anno di nascita del foglio clandestino San Marco, mentre la polizia segreta fa di tutto per arrestarlo. Raggiunta Roma, nell’anno successivo tiene all’Ateneo Lateranense - su iniziativa dell’Istituto Cattolico Attività Sociali - un corso di lezioni pubblicate sott